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Così lunedì (15 ottobre 2006)
Nel segno dei santi l'apertura all'Arena

di Mimmo Muolo

L’Arena, la musica, il canto. E una marcia, anzi una processione, con migliaia di uomini e donne a riempire l’antico anfiteatro romano, dal 1913 tempio della lirica all’aperto.

Sì, guardando il programma della cerimonia di apertura del Convegno nazionale, che si svolgerà domani pomeriggio proprio all’Arena, viene spontaneo pensare alle grandi produzioni operistiche che richiamano a Verona spettatori da tutto il mondo. In fondo gli ingredienti di base sono gli stessi. L’anfiteatro, la musica, il canto. E quella processione che darà il via al tutto. Ma le analogie finiscono qui.

E anche se i numeri sono effettivamente da kolossal (2700 convegnisti, 10mila fedeli veronesi sugli spalti, 700 cantori di tutte le parrocchie della diocesi e un coro guida di 100 elementi), non si tratta certo di figuranti in costume, né di comparse, ma di persone a tutto tondo, ognuna con la sua piena identità e a suo modo protagonista dell’evento più importante della Chiesa italiana del decennio. Nessuna marcia trionfale, inoltre, ma un camminare insieme, Chiesa sulla terra e Chiesa del cielo (simboleggiata dai pannelli dei quasi 200 santi patroni delle diocesi italiane, che sono stati sistemati sul palco di presidenza dell’assemblea) verso la stessa meta: la grande croce che campeggerà in alto, come ad attirare gli sguardi di tutti i presenti.

La cerimonia, presieduta dal vescovo di Verona, monsignor Flavio Roberto Carraro, inizierà alle 16 proprio con la processione dei convegnisti, che giungeranno nella cavea dell’anfiteatro, partendo da quattro chiese vicine: San Luca, Santi Apostoli, San Fermo e Santa Maria alla Scala. Il cammino sarà poi scandito da preghiere canti e litanie che avranno come filo conduttore la Prima Lettera di san Pietro, testo biblico di riferimento del Convegno. «A voi eletti secondo la prescienza del Padre – dirà infatti monsignor Carraro e le sue saranno a tutti gli effetti le prime parole dell’appuntamento decennale – mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza».

Seguiranno alcune intenzioni di preghiera e due litanie: una alla Santa Trinità, l’altra alla Vergine, invocata con i nomi più belli della tradizione: «Figlia prediletta del Padre, discepola perfetta di Cristo, tempio dello Spirito Santo, Madre nostra amatissima, immagine purissima della Chiesa». Quindi, dopo il responsorio, inizieranno le litanie dei santi. Prima gli Apostoli, in un secondo momento i martiri e infine i santi e le sante di tutta Italia indicati (come del resto gli stessi martiri e anche alcuni apostoli) quali loro patroni. L’elenco, quasi 200 nomi, disegna così una vera e propria mappa della santità italiana di tutti i tempi. E man mano che i santi verranno invocati, sul grande palco si accenderà il loro ritratto, così come essi stessi illuminarono con la luce di Cristo i loro contemporanei.

Figurano nella grande litania tripartita nomi celebri come san Gennaro, san Benedetto e san Francesco d’Assisi, santa Maria Goretti, san Valentino, san Giovanni Crisostomo, ma anche figure meno note; santi del primo e del secondo millennio, santi dottori della Chiesa, come san Tommaso d’Aquino e umili fraticelli come san Giuseppe da Copertino. Santi Papi come Gregorio VII, Lino e Pio V e vescovi come sant’Alfonso Maria de’ Liguori e sant’Ambrogio. C’è la santità al femminile: Angela Merici, Veronica Giuliani, Scolastica, Caterina da Siena, Rosa da Viterbo; e la santità laicale di Giuseppe Moscati. C’è san Zeno, che gioca in casa, essendo il santo di Verona, e santi popolari che sono di casa ovunque come san Pio da Pietrelcina, san Francesco da Paola e san Nicola di Mira. C’è infine la santità in tempo reale, con l’ultimo arrivato, è proprio il caso di dirlo, san Filippo Smaldone, che proprio questa mattina sarà canonizzato dal Papa.

La cerimonia, preparata dall’Ufficio liturgico della Cei, in collaborazione con l’omologo ufficio della diocesi di Verona, sarà segnata anche da alcuni gesti: l’aspersione dell’assemblea con l’acqua di un grande fonte battesimale e l’omaggio floreale alla croce, oltre allo scambio del segno di pace. Infine, dopo il Padre Nostro e la dossologia finale, l’inno del Convegno, eseguito dal Coro diretto da don Alberto Turco.

«Chiesa che annunci il Vangelo, sei testimone di speranza con la Parola del Dio vivo, in mezzo al mondo nella verità», dice il testo. Un buon viatico per i lavori che inizieranno subito dopo, sempre all’interno dell’Arena. Introdotto dal saluto del sindaco di Verona, Paolo Zanotto, intorno alle 18 sarà il cardinale arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, presidente del Comitato preparatorio, a tenere la prolusione del quarto Convegno ecclesiale nazionale. La sessione inaugurale si concluderà poi con un momento musicale animato dall’Orchestra e dal coro della Fondazione Arena di Verona.

 

In tv

Sat 2000 seguirà in diretta domani, a partire dalle 15,45, l’apertura del Convegno ecclesiale. Sarà la prima delle dirette di questi giorni, cui si affiancheranno alle 16,30, martedì e mercoledì, e venerdì alle 17,30 gli speciali di «Mosaico», con la possibilità di interagire con i relatori attraverso e-mail (scrivendo a specialemosaico@convegnoverona.it<+tondo_bandiera>) o inviando un sms al numero 335/13.46.998. Anche «A sua Immagine», dalle 17,15 andrà in diretta su Raiuno, per una puntata speciale dall’Arena di Verona con numerosi ospiti.

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