(17 novembre 2008)
LE TAPPE
Staccare il sondino? Le condizioni della Cassazione
Intorno al corpo di Eluana Englaro si sviluppa da anni una vicenda non solo umana, ma anche giudiziaria. Il padre di Eluana aveva indirizzato delle richieste di poter staccare il sondino nasogastrico alla figlia. Nel 1999 viene respinta dal Tribunale di Lecco. E il successivo ricorso subisce la stessa sorte e non viene accolto dalla Corte d’Appello di Milano. Stesso iter nel 2003. Due anni dopo la Cassazione, investita della questione dichiara inammissibile il ricorso del padre. La svolta il 16 ottobre 2007, quando la Cassazione, in una sentenza sul caso, dichiara che il sondino si può staccare a due condizioni: che la scienza definisca irreversibile lo stato in cui Eluana si trova, e che si possa ricostruire la sua «volontà presunta» in base «alle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti».
La Corte d’Appello: si può interrompere l’alimentazione
Questo pronunciamento è stato il presupposto affinché la prima sezione civile della Corte d’Appello di Milano, il 25 giugno 2008, autorizzasse l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale, incaricandone il padre di Eluana e il curatore speciale, l’avvocato Franca Alessi. L’esecuzione aveva un limite di 60 giorni, termine di legge previsto per concedere l’impugnazione in Cassazione. Cosa che la Procura di Milano ha fatto a fine luglio, opponendo ricorso al decreto, con la motivazione che il giudice di seconda istanza non avrebbe accertato sufficientemente l’oggettività dell’irreversibilità dello stato clinico della giovane. Contemporaneamente chiedeva alla Corte d’appello la sospensione dell’esecutività, istanza poi respinta.
Il Parlamento contro l’invasione di campo
La vicenda arriva nelle aule parlamentari. Il 31 luglio la Camera approva una mozione per sollevare un conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Consulta. Un atto analogo lo compiva il giorno dopo il Senato. In entrambi i casi le mozioni erano presentate da esponenti della maggioranza: a Montecitorio decise l’Ufficio di presidenza, mentre a Palazzo Madama il Pd non partecipò al voto, l’Udc votò a favore e l’Italia dei valori contro. Secondo i due rami del Parlamento, con la sentenza del 2007 la Cassazione aveva «debordato» dalle sue funzioni giurisdizionali, esercitando le attribuzioni proprie del potere legislativo o, comunque, aveva interferito con esso. Obiezioni rigettate dalla Consulta, che le dichiarava inammisibili. Nell’ordinanza dell’8 ottobre si legge che le sentenze della Cassazione e della Corte d’appello di Milano «hanno efficacia solo per il caso di specie» e non possono perciò essere considerate come «meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l’esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento». Secondo la Consulta la vicenda processuale «non appare ancora esaurita» e «il Parlamento può in qualsiasi momento adottare una specifica normativa della materia, fondata su adeguati punti di equilibrio fra i i fondamentali beni costituzionali coinvolti».
La Cassazione respinge l’ultimo ricorso
Ieri la decisione della Corta di Cassazione: viene giudicata inammissibile, «per difetto di legittimazione all’impugnazione», il ricorso presentata in luglio dal pubblico ministero presso la Procura generale della Corte d’appello di Milano e diventa così definitivo il decreto della Corte di Appello che aveva autorizzato il distacco del sondino della Englaro.