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Grande rilievo ieri alle figure che hanno onorato la nostra storia
(17 ottobre 2006)
La fragranza della santità dono per gli uomini d’oggi
Elio Guerriero
Il convegno che ha avuto inizio ieri a Verona si colloca nella delicata fase di passaggio tra due ere, dal pontificato di Giovanni Paolo II a quello di Benedetto XVI. Il tema dell’incontro da una parte invita a riflettere sul «mistero di Cristo Risorto», dall’altra vuole proporre una «Chiesa nel mondo che proprio attraverso la capacità di evangelizzare la cultura svolge la propria missione».
Non è la prima volta che i cattolici italiani si trovano di fronte a questo compito nel corso della storia del nostro Paese. All’apice del medioevo, quello che oggi è il patrono d’Italia, Francesco d’Assisi, intuì la necessità di far rivivere la contemporaneità di Cristo: di qui il desiderio che portò all’invenzione del presepe, di qui il dono delle stimmate. Al punto che il suo biografo poté scrivere: «Coloro che lo incontravano non avevano l’impressione di trovarsi di fronte a un santo o un imitatore di Gesù, bensì sembrava loro di incontrare Cristo stesso ritornato sulla terra» (Celano, Vita seconda CLXV). Per la presenza nel mondo, invece, il richiamo va all’altra grande figura dell’Occidente, il padre dei monaci Benedetto da Norcia, il cui nome non a caso è stato scelto dall’attuale pontefice. Come aveva sottolineato da cardinale, nei libri sull’Europa, qui non si vuole dar corpo a un fondamentalismo edificato su un’alta rocca, bensì trovare una base d’appoggio che consenta di preservare i valori etici indispensabili ad ogni compagine civile. Da troppo tempo, secondo il pontefice teologo, la fede cristiana e la razionalità laica si sono confrontate da sponde opposte. Si tratta, al contrario, di erigere insieme una civiltà nella quale possano confluire «le grandi costruzioni etiche della Grecia, del Vicino e dell’Estremo Oriente».
Ha scritto a sua volta il cardinale Camillo Ruini, l’artefice principale del convegno di Verona: «Per me la cosa più importante è la testimonianza credente, la seconda è allargare gli spazi della razionalità». In questo senso ai convegnisti di Verona è stata offerta l’invocazione di tutti i patroni delle diocesi italiane, e ad un tempo è stato distribuito un volume dal titolo Speranza del mondo. Si tratta di 16 profili (uno per ogni regione ecclesiastica italiana) di testimoni del nostro tempo. Essi mostrano che il Vangelo è vivo, operante e creativo in ogni angolo del nostro paese.
Qui vorrei ricordare il carisma di tre donne che rendono più attraente e gentile il volto della Chiesa italiana. Itala Mela (Liguria) è una mistica che tende a identificarsi con Cristo Crocifisso per salire con Lui verso «l’Amore puro, che è l’amore essenziale: cioè verso la Trinità». Annalena Tonelli (Emilia-Romagna) è una laica missionaria in Africa che in una testimonianza resa nel 2001 ebbe a dire: «Partii decisa a gridare il Vangelo con la vita sulla scia di Charles de Foucauld, che aveva infiammato la mia esistenza. Trentatré anni dopo grida il Vangelo con la mia sola vita e brucia dal desiderio di continuare a gridarlo così fino alla fine». Maria Marchetta è una giovane paraplegica morta all’indomani del Vaticano II nel 1966.
Qualche mese prima di morire scrisse a Paolo VI: «La notte del 4 o 5 gennaio 1964, quando si incontrò con il patriarca Atenagora, io le ero vicina con la mia offerta al Signore». Le tre testimonianze femminili richiamano un altro compito al quale i cattolici italiani non possono sottrarsi: essi sono invitati a dare testimonianza nel loro paese, a collaborare alla costruzione di uno stato su basi razionali ed etiche, ma anche a guardare all’Europa e al mondo. In una parola sono chiamati a incarnare con fiducia la speranza del mondo portata da Cristo Risorto.
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