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A Montorso per la sesta Agorà dei giovani del Mediterraneo
(07 settembre 2007)
Un ponte che unisce Africa, Europa e Asia
di Giacomo Ruggeri
La libertà interiore come la capacità di rapportarsi a cose e persone, non in base al proprio egoistico interesse, ma nel rispetto e bene dell’altro, secondo il progetto di Dio. Tradotto in diverse lingue e rapportato alla propria cultura è la sintesi che gli ottanta giovani dell’Agorà del Mediterraneo (30 gli italiani) stanno siglando come manifesto del loro ritrovarsi a Loreto per il sesto anno consecutivo. A due passi dalla piana di Montorso, ancora pulsante della freschezza dell’incontro di Benedetto XVI con i giovani italiani, presso il centro Giovanni Paolo II si stanno trafficando "talenti personali", ricchezze di fede del proprio paese, difficoltà e speranze nel futuro.
«Il cattolicesimo, come una fede universale – racconta Elidon Dodaj dall’Albania – ha dato il suo forte contributo nel nostro Paese prima e dopo il comunismo. La convivenza tra le diverse confessioni di fede e le diverse culture di pace è già un grande aiuto per la nostra terra. La Chiesa cattolica in Albania, pur rappresentando solo il 13-15% della popolazione, nel suo piccolo sta contribuendo a unire i popoli e a ricucire le ferite del passato». Sono giovani inviati dalle proprie conferenze episcopali grazie all’invito e collaborazione tra il Servizio nazionale per la pastorale giovanile e l’Ufficio per la cooperazione missionaria tra le Chiese della Cei. Libano, Turchia, Palestina, Croazia, Francia, Egitto, Italia, Albania, Grecia, Spagna: sono alcuni dei Paesi che, da una settimana e sino a domenica, rendono internazionale il post Agorà dei giovani italiani.
«Credo che i passi politici dei Paesi europei, il cui obiettivo è portare l’Europa ad agire come uno Stato unito – evidenzia Antonia Zeloni, giovane greca ortodossa – favoriscono il dialogo e la comunicazione tra le nazioni del Vecchio Continente. Nella mia esperienza personale di fede mi sono arricchita tantissimo dalle altre culture. Ho studiato a Roma e ho avuto la fortuna di conoscere diverse persone da tutto il mondo: ho così potuto capire un po’ di più di molte culture. Il messaggio che porterò all’Agorà – dice Antonia – è di ascoltare i bisogni, le difficoltà e le gioie degli altri: è un modo concreto per stare accanto a loro». Le differenze, dunque, non sono da vedere come ostacoli o impedimenti che allontanano e rendono impossibile ala comunione, quanto invece come pluralità del corpo che è la Chiesa.
Come racconta Fanny Henriot, una veterana dell’Agorà del Mediterraneo: «Il nostro incontrarci e scambiarci le esperienze è un prendere reciprocamente coscienza di fare ed essere unità del corpo. L’Agorà – prosegue Fanny – è come una bussola, che ci aiuta a ritrovare nelle nostre differenze la bellezza dell’essere Chiesa. I miei coetanei, seppur diversi, mi sono prossimi grazie a Cristo e all’amore per lui». La presenza italiana all’Agorà del Mediterraneo è molteplice e caratterizzata dai caschi bianchi che svolgono servizio in Kosovo per conto della Caritas Italiana. Uno di loro è Antonello Fantasia, di Roma. «Cosa mi spinge a partecipare all’Agorà del Mediterraneo?
La stessa motivazione che mi ha portato in Kosovo e che mi accompagnerà anche in futuro, sottolinea Antonello, ovvero: la ricerca e la scoperta dell’altro. Tentare di capire le idee, i sentimenti, apprezzando le tradizioni e la cultura dell’altro, con la conseguente esigenza di testimoniare il vissuto in modo da condividere le mie esperienze con chi lo desidera. Lavorando sulla beatitudine evangelica di questa edizione "Beati quelli che sono puri di cuore: essi vedranno Dio" – prosegue il giovane – ho capito che la purezza del dialogo è data dall’ascolto e la comprensione. Ma se il dialogo è macchiato da nazionalismi, pregiudizi e rivendicazioni la pace sarà più difficile.
I cattolici in Kosovo costituiscono circa il tre per cento della popolazione, che per il 90 per cento è musulmana, mentre per il restante serba ortodossa. La Chiesa cattolica è composta da una sola diocesi e ventitrè parrocchie. La mia voce all’Agorà? Mostrare come la comunità cattolica abbia intessuto buoni rapporti con la comunità islamica e lavori a fondo per la riconciliazione con la comunità serba».
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