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Il messaggio della Cnal (12 ottobre 2006)
«Laici: insieme col coraggio della verità»

di Giorgio Bernardelli

«Senza laici credenti che sappiano stare dentro il mondo e tra la gente in modo significativo, ogni discorso di testimonianza è vano». È una riflessione netta quella contenuta nel documento che la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali (Cnal) ha elaborato in vista del Convegno ecclesiale di Verona. «Per essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo»: questo il titolo dell’opuscolo presentato ieri, frutto del confronto avvenuto all’interno dell’organismo ecclesiale che raccoglie 66 diverse espressioni del laicato organizzato in Italia. Una riflessione che, come il testo non manca di sottolineare, guarda all’imminente appuntamento di Verona a partire da una storia recente molto significativa. «In questi anni – si legge – una pluralità di segni hanno denotato un rapporto di comunione più intenso tra le aggregazioni, in considerazione del quale si è anche parlato dell’emersione di una stagione nuova, quella delle "convergenze" tra associazioni e movimenti ecclesiali nel nostro Paese».

È in questo clima, dunque, che il laicato aggregato guarda alla grande sfida posta dal contesto dell’Italia di oggi: «saper esprimere la propria ricchezza di doni, frutto dello Spirito santo, tramite iniziative comuni, che rappresentino autentiche e credibili forme di testimonianza evangelica». Di qui la riflessione su Verona, scandita dagli ambiti proposti nella Traccia di riflessione dal Comitato preparatorio del Convegno. Con una premessa: l’invito ad assumersi fino in fondo come laici un ruolo da protagonisti, passa attraverso la proposta di «cammini positivi, valori che tutti possano condividere, individuando verità valide per tutti e fondando su queste la testimonianza».

È la prospettiva attraverso cui guardare, ad esempio, a un tema oggi molto caldo come la famiglia. Nella dimensione affettiva è importante infatti aiutare l’uomo di oggi a «cogliere i segni positivi, esemplari e incoraggianti nel dimostrare che è possibile, anche se impegnativo, vivere il "per sempre"». In questo senso c’è una necessità di «esprimere a chiara voce» anche a livello socio-politico la verità sull’amore umano e la famiglia. Tenendo però presente che «non è soltanto combattendo legami informali al di fuori del matrimonio che si educa alla bellezza di un amore coniugale solido ed eterno, ma attraverso un apporto educativo fino dagli anni dell’adolescenza».

Altra frontiera particolarmente importante per il laicato è la dimensione del lavoro e della festa. C’è un senso preciso che l’uomo di oggi va invitato a ritrovare: «La centralità del lavoro e la sua rilevanza sociale – si legge nel documento della Cnal – appaiono segnate non più dalla identità che forniscono, ma piuttosto dalla disponibilità dei beni che il lavoro può procurare». Una visione che, alla fine, falsa anche l’idea del tempo libero. E che, dunque, come laici occorre affrontare. Anche valorizzando meglio una serie di risorse: «Migliaia di parrocchie, di oratori, di circoli di promozione sportiva, di gruppi turistici e case per ferie – si osserva ad esempio – sono una realtà che, purtroppo, non sempre riesce ad evidenziarsi, in termini culturali e di qualità dei servizi».

Tra i tanti spunti offerti sul tema delle fragilità, molto significativo è quello ad allargare lo sguardo anche ai suoi volti più remoti. «Viviamo oggi in una società in cui la fragilità diffusa si traduce in paura nei confronti di nuove vite, dell’incontro con altre culture e religioni – osserva la Cnal –; una fragilità diffusa che vede il debole come minaccia ai precari equilibri raggiunti, una fragilità che quando si trova di fronte al dolore, alla malattia e alla morte non è in grado di affrontarli e crolla».

Rimanda all’identikit del testimone il capitolo sulla tradizione della fede: «Il laico credente non è solo uno che dice "no". È piuttosto uno che ha una proposta per il futuro». La testimonianza «è vicinanza, condivisione di percorsi educativi, partecipazione serena e competente, assunzione in prima persona di responsabilità, ottimismo di progettazione e di azione». Molto forte, poi, la riflessione sulla dimensione della cittadinanza: «L’omissione del laicato cattolico in campo socio-politico è un fatto molto grave – è l’analisi –: la dottrina sociale della Chiesa non viene ben analizzata e collocata nella dinamica del laicato cattolico, per cui è necessario ora fare delle nostre associazioni delle vere scuole di santità per i laici che vogliono essere autenticamente testimoni della verità e della Risurrezione». Certo, non mancano anche i segnali positivi, come la vivacità del volontariato, entro cui però occorrerebbe far emergere sempre di più il suo «germe pasquale», cioè il suo essere testimonianza cristiana. Quanto alla società civile nel suo complesso «riscoprire e far riscoprire la dignità inviolabile di ogni persona umana costituisce un compito essenziale che i fedeli laici sono chiamati a rendere alla famiglia degli uomini». Consapevoli che «l’educazione dei cittadini deve cominciare nella propria casa».

La conclusione è un auspicio: «Dal Convegno – scrive la Cnal – ci aspettiamo un rilancio della spiritualità di comunione non come semplice esortazione, ma come avvio di un autentico stile di vita delle comunità ecclesiali». Perché «solo una comunità che si sente tutta responsabile dell’annuncio del Vangelo, attenta a promuovere carismi e ministeri e a creare spazi di reale partecipazione per laici maturi e impegnati con coraggio, può realizzare con efficacia il suo compito missionario».

 

Il contesto

Con una conferenza stampa presso la libreria Ave, ieri a Roma, la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali ha presentato il documento «Per essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo», contributo ai lavori del IV Convegno ecclesiale della Chiesa italiana. A presiedere, oltre al segretario generale Gino Doveri, è stato monsignor Tino Mariani, delegato ecclesiastico per la Consulta, del presidente della Commissione episcopale per il laicato, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Paolo Rabitti. Introducendo i lavori, Doveri ha illustrato l’iter di preparazione, che ha visto coinvolti i rappresentanti dei 66 gruppi, movimenti e associazioni componenti la Cnal, impegnati, in ordine ai propri carismi, in cinque laboratori di approfondimento degli altrettanti ambiti. «In questi anni – ha spiegato il segretario generale – l’attività della Consulta si è sviluppata, primariamente, nell’impegno a creare nel laicato aggregato la coscienza del proprio ruolo. La consapevolezza dell’urgenza di tale attività missionaria – ha aggiunto – richiede di sviluppare un più intenso <+corsivo_bandiera>sensus ecclesiae<+tondo_bandiera>, che conduca ad amare la Chiesa prima e più dell’associazione di appartenenza». Nella Chiesa esiste il rischio di non essere più in grado di reggere alle trasformazioni culturali in atto, che sono, anzitutto trasformazioni dell’<+corsivo_bandiera>ethos<+tondo_bandiera> e «ci si riduca ad un piccolo gregge», se non si svilupperà un laicato maturo, capace di «discernimento comunitario per animare la missione su un piano di corresponsabilità». Da parte sua anche monsignor Mariani ha sottolineato l’impegno profuso nel lavoro di preparazione, ringraziando la Cnal anche a nome dell’arcivescovo Rabitti. «Questa tappa – ha detto – è il risultato di un percorso che merita la massima attenzione da parte di tutta la comunità ecclesiale. Si sperimenta ora – ha concluso – la volontà del superamento di ogni soggettivismo negativo per giungere all’esperienza di una soggettività del laicato organizzato, che esprima convinzioni ben precise per un rinnovamento di tutto il laicato cattolico». Alle sollecitazioni dei giornalisti sui diversi ambiti, alcuni membri del Comitato presidenti della Consulta hanno portato il loro contributo, sottolineando, all’unisono, la peculiarità della preparazione all’appuntamento di Verona, rispetto al passato. «Non si è più parlato per compartimenti stagni (giovani, famiglia, ecc.) – si è detto – ma si è messo al centro essenzialmente il tema della vita, declinandolo nei diversi ambiti della testimonianza».

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