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Il gesto (13 ottobre 2006)
Ogni giorno una Parola per dialogare davvero

di Matteo Liut

È il cenacolo l’immagine che probabilmente si scorgerà in controluce osservando i lavori dell’assemblea dei delegati che parteciperanno al Convegno di Verona. Il programma, infatti, accosta momenti in qualche modo legati ai tratti di quella prima piccola comunità cristiana che si ritrovava per confrontarsi sulla propria identità e per progettare la propria presenza nel mondo.

Un aspetto che, come un filo rosso, legherà tra loro i diversi momenti del Convegno, infatti, sarà quello della preghiera. E non si tratterà solo di avviare le giornate nel segno dell’Eucaristia, della Parola e della riflessione, ma piuttosto di fare dei momenti di preghiera una delle fasi fondamentali dei lavori. A partire da lunedì pomeriggio con la celebrazione di apertura all’Arena.

Ogni mattina, poi, la preghiera sarà la porta di ingresso dei convegnisti ai lavori della giornata e sarà animata, oltre che dalla musica, anche da riflessioni spirituali che avranno il compito di richiamare alcuni aspetti concreti della vita ecclesiale in Italia. Lo ricorda bene don Michele Morando, direttore del Centro pastorale immigrati di Verona, che giovedì mattina, durante la preghiera presieduta da Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, offrirà ai convegnisti una riflessione sui temi dell’incontro con persone di altre culture e dell’accoglienza di persone che vengono da altri Paesi. «Queste tematiche segnano il momento attuale della vita della Chiesa italiana – sottolinea don Morando, che per anni è stato sacerdote "fidei donum" in Africa –. Sempre più persone straniere immigrate, oggi, chiedono di partecipare come pietre vive a questa Chiesa. In questo senso il brano della Prima Lettera di Pietro sul quale mi soffermerò ci aiuterà a riflettere proprio sulla "crescita" della comunità cristiana. E il testo ci aiuterà a coniugare, nel tema dell’evangelizzazione, l’esperienza delle missioni all’estero con quella del contatto con persone di altre culture». I convegnisti, quindi, si troveranno con un piede nella tradizione e nelle origini della fede cristiana e l’altro nella più viva attualità non solo della vita della Chiesa ma dell’intero Paese. «L’invito di Pietro alla conversione – sottolinea ancora don Morando – ci ricorda che nell’apertura agli altri abbiamo ancora molti pregiudizi da superare.

Il tema dell’immigrazione, insomma, non è solo una questione politica o amministrativa ma un chiaro invito ai cristiani ad aprirsi all’universalità e a trovare un nuovo significato alla parola "cattolicità". Perché anche così si diventa testimoni di speranza per il mondo».

Il confronto con la diversità mercoledì mattina sarà in qualche modo al centro della preghiera ecumenica, presieduta da Vincenzo Paglia, vescovo di Terni - Narni - Amelia e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. Le riflessioni saranno tenute da Gennadios Zervos, metropolita dell’arcidiocesi greco ortodossa d’Italia del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, e di Gianni Long, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Un’occasione per richiamare ancora una volta le comunità cristiane a uscire dai loro confini per ascoltare e parlare al mondo.
«È chiaro che la preghiera costituirà l’invito più evidente ai convegnisti a mettere il loro lavoro e la vita della Chiesa italiana nelle mani dello Spirito Santo – sottolinea suor Maria Chiara Grigolini, madre generale delle Povere Serve della Divina Provvidenza, che terrà la riflessione spirituale durante la preghiera di venerdì mattina –, ma sarà l’occasione per soffermarsi su aspetti concreti. Nella mia riflessione il richiamo, ad esempio, andrà all’amore e alla carità: per ogni fedele tutto deve convergere nell’amore, che, se vissuto in maniera concreta, diventa segno autentico di speranza».

 

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