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L'incontro
(17 ottobre 2006)
Da Nord a Sud un’unica famiglia
di Matteo Liut
Quattro come i punti cardinali verso i quali l’annuncio del Risorto si è diffuso fin dai primi secoli. E quattro come quegli evangelisti che da sempre sono i principali portatori della Buona Novella. Da quattro chiese, simbolo di quei quattro punti cardinali, ieri, come un popolo richiamato alle proprie radici, i delegati e gli invitati al quarto Convegno ecclesiale nazionale sono confluiti verso l’Arena di Verona, monumento della classicità romana simbolicamente «abitato» dai testimoni della fede cristiana nei secoli, ritratti nelle grandi immagini che come tante luci hanno animato la celebrazione di apertura del Convegno.
Verso le tre del pomeriggio i gruppi hanno cominciato a radunarsi fuori e dentro le quattro chiese del centro storico: San Luca Evangelista, Santi Apostoli, Santa Maria della Scala e San Fermo. Un saluto, una preghiera, un commento al volo e subito si è creata «un’atmosfera familiare», come nota davanti ai Santi Apostoli un sacerdote della diocesi romagnola di San Marino-Montefeltro. Ed era proprio il volto di una grande famiglia quella che si scorgeva guardando i gruppi che andavano formandosi nei quattro punti di incontro. «È un’occasione unica di confronto – notavano davanti a San Luca alcuni laici della diocesi sarda di Ales-Terralba, prima di tutto con gli altri gruppi della nostra Regione e poi con tutta la Chiesa italiana». E, mentre parlava, a loro si aggregavano i delegati di Gorizia, di Venezia e di molte altre diocesi del Nord e del Sud. E con loro arrivavano i vescovi: alcuni guidando le delegazioni, altri stando in mezzo ai laici, ai sacerdoti e ai religiosi della propria diocesi, altri ancora seguendo i propri gruppi. Tre immagini del rapporto tra i pastori e i fedeli che simboleggiano la ricchezza della Chiesa e i diversi aspetti di un ministero, quello episcopale, chiamato oggi in maniera particolare ad essere «fonte di speranza per tutti».
Capire quale potrà essere il volto della Chiesa di domani è una delle aspettative condivise da tutti i delegati. «Le aspettative sono di certo molte – precisa un delegato di Milano, mentre si avvia verso la chiesa dei Santi Apostoli –, ora però pensiamo a cominciare questo Convegno con il giusto spirito». Verso le 15,30 il cardinale Camillo Ruini è giunto presso la chiesa di Santa Maria della Scala. Ad accoglierlo, tra i moltissimi altri, anche i delegati di Ischia e quelli di Bolzano-Bressanone. E molti erano i gruppi che hanno affollato la chiesa di San Fermo, la più lontana delle quattro dall’Arena. Qui, tra gli altri, sono arrivati i delegati di Torino, Novara, Firenze, Chieti-Vasto, Siracusa. Una varietà che ha riempito l’abbraccio dell’antica chiesa trecentesca dalla caratteristica volta a carena rovesciata, decorata con una lunga serie di ritratti di santi: 416 volti che in qualche modo hanno anticipato quelli che attendevano i delegati all’Arena.
Dopo aver seguito grazie a un collegamento audio la prima parte della celebrazione di apertura, i delegati si sono messi in marcia, ripercorrendo lungo le vie del centro di Verona quel lungo percorso durato mesi e che li ha condotti fin qui, in riva all’Adige, e commentando il significato dei gesti che stavano per compiere. I più forti, i più simbolici, i più solenni sono gli ultimi metri: prima il buio delle volte che compongono gli anelli dell’Arena, che sono interrotti da passaggi che divengono sempre più stretti, poi l’abbraccio di luce del tramonto su Verona e di quelle decine di immagini di santi che già si stavano accendendo. Così, attraverso quello stretto passaggio, si è ricomposto quel popolo chiamato a Verona dai quattro angoli della Penisola.
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