Un doppio appuntamento – il quarto Convegno ecclesiale nazionale e la visita di Benedetto XVI – al quale Verona arriva con un «grande lavoro sinergico» tra diverse realtà, pubbliche e religiose. Perché i due eventi non solo si «svolgono» nella città scaligera, ma la «coinvolgono» e la «interpellano» in maniera speciale. È stata questa la sottolineatura più significativa emersa nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri mattina nella Prefettura della città veneta, presenti le massime autorità istituzionali locali e alcune figure di primo piano del mondo ecclesiale.
«Giornate intense e serene»
Di «evento di grande rilevanza per la città, sia a livello nazionale che internazionale» ha parlato il prefetto Italia Fortunati, che ha sottolineato come da «sei-otto mesi» i diversi soggetti – Prefettura, Questura, Comune, la Conferenza episcopale, la Curia diocesana di Verona – stiano lavorando con «intensità» all’insegna di «un’ottima collaborazione». Ne sono testimonianza, ad esempio, i 1.700 addetti tra personale della protezione civile, volontari della diocesi, scout, assistenti dei disabili, che presteranno la loro opera a vario titolo durante la settimana veronese. Il sindaco Paolo Zanotto ha rimarcato come il Comune di Verona abbia lavorato «con cinquecento persone, impegnate a vario titolo» per «ridurre al minimo i disagi» e consentire, a tutti gli «ospiti» della città, di poter partecipare al meglio sia ai lavori del Convegno sia all’incontro con il Papa. L’occasione della conferenza stampa è stata propizia per smentire categoricamente ogni allarmismo ingiustificato, trapelato in città, rispetto alla visita di Benedetto XVI: «Auspico che venga trasmessa un’immagine di serenità senza nessun rischio – ha scandito il sindaco, un concetto ripreso da tutti gli intervenuti – visto che è stato compiuto tutto quello che si doveva fare per assicurare la sicurezza pubblica». Anzi, ha chiosato Zanotto, la settimana prossima – e in particolare il 19 ottobre, quando arriverà il Papa – saranno «giorni di festa, in cui la gente andrà nelle strade a rendere al Pontefice quell’accoglienza che merita». Di «una preparazione intensa» ha parlato Elio Mosele, presidente della Provincia, che ha confrontato l’arrivo di Benedetto XVI con la venuta di Giovanni Paolo II in riva all’Adige diciotto anni fa: «Direi che, rispetto a quell’evento, questa volta c’è più partecipazione perché l’evento è, come dire, raddoppiato dal grande Convegno della Chiesa italiana».
La risposta della gente e dei media
Da parte sua monsignor Giampietro Fasani, economo generale della Cei, ha dato atto di «un entusiasmo grande» tra le centinaia di volontari ormai pronti per il loro servizio nella settimana entrante: «Davvero c’è in città un grande clima di accoglienza verso i convegnisti». E questo è importante – ha rimarcato Fasani – perché «dal modo in cui la città vive il Convegno viene determinato il clima in cui esso si svolge». La partecipazione è testimoniata – secondo l’esponente della Cei – dal fatto che per la cerimonia di inaugurazione prevista per lunedì prossimo «l’Arena sarà strapiena», mentre per assistere alla celebrazione eucaristica presieduta da Benedetto XVI allo stadio Bentegodi i biglietti sono andati esauriti ormai da mesi. Che la città di Verona sia chiamata a vivere «in prima persona» l’evento del convegno ecclesiale è convinto monsignor Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, che ha confermato come anche da un punto di vista mediatico l’appuntamento scaligero abbia già un primato: «Rispetto al Convegno ecclesiale nazionale di Palermo del 1995, gli operatori dei media sono raddoppiati, visto che siamo a seicento operatori accreditati, di cui oltre trecento giornalisti». Al di là dei numeri, secondo Giuliodori l’evento «ecclesiale, sociale e mediatico» del Convegno «si incarna in una realtà locale, quella di Verona, proprio perché la Chiesa è storia. E il codice interpretativo di questo convegno è la santità cristiana, il quale sarà reso visibile dalle 225 Chiese locali che, nella cerimonia di inaugurazione, porteranno in Arena l’immagine di un proprio santo». Come a dire che la testimonianza della fede interroga ancora oggi la società e la Chiesa che è in Italia.