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Vorrebbero liquidarlo, ma lo strumento funziona
(17 settembre 2008)
L’8x1000 sempre più noto. E questo fa bene a tutti
di Umberto Folena
L’otto per mille ha sempre funzionato e funziona bene. Uno dei valori sui quali fu pensato e fondato è la partecipazione. Di questo in fondo si tratta: uno strumento di democrazia diretta applicata al sistema fiscale. E la partecipazione oggi è tornata a crescere.
Di ciò non si può non essere contenti. La Chiesa – se lo si permette – lo è più di tutti. La notizia che nel 2005 ben 800mila nuovi contribuenti hanno utilizzato questo strumento è una buona notizia. Una fetta di costoro ha firmato a favore della Chiesa cattolica, i cui consensi in assoluto crescono. Molti altri si sono espressi a favore dello Stato italiano, la cui percentuale passa da 7 a 11. Ovvio che anche le altre percentuali a questo punto si assestino, ma per la Chiesa cattolica quell’86 per cento è addirittura superiore al livello di consenso – attorno all’80 per cento – attribuitole dai sondaggi. Che cosa può aver determinato il cambiamento di tendenza?
Negli ultimi anni lo strumento dell’otto per mille è stato molto evocato dai media, talora anche per amor di polemica, e la sua notorietà soprattutto presso gli italiani più difficilmente raggiunti dalla comunicazione della Chiesa è cresciuta. Talvolta è diventato terreno per disinformazione e basse insinuazioni, il cui obiettivo era appunto di smantellarlo alle radici. Bersaglio mancato, anzi rovesciato. L’otto per mille è più forte; la Chiesa ha mantenuto – ed anzi visto salire – i suoi consensi; e gli italiani stanno dimostrando di voler partecipare, di apprezzare lo strumento dell’otto per mille e di considerarlo una preziosa chance. L’inversione di tendenza è sicuramente positiva. La stessa Chiesa cattolica non si è mai sentita in concorrenza con nessuno, confessioni religiose o Stato italiano.
L’obiettivo era promuovere uno strumento di partecipazione, l’otto per mille. Difatti l’otto per mille si rafforza se la partecipazione è alta. E oggi l’augurio è che lo Stato, tornato sui livelli medi degli anni Novanta, si serva davvero delle nuove risorse affidategli dai cittadini italiani per le destinazioni di legge, ossia finalità culturali e sociali in Italia e all’estero. Se questo risultato costa alla Chiesa qualche milione di euro in meno – circa 35 – non è uno smacco, perché l’otto per mille esce rafforzato nella sua valorizzazione pluralista, continuando a dare quel riconoscimento alla Chiesa cattolica che corrisponde al radicamento che questa ha nella coscienza popolare. Per questo esce rafforzato nei suo valori fondanti. Proprio questi valori sono al centro della Lettera pastorale dell’episcopato italiano che, dopo un anno di attenta elaborazione, verrà presto resa nota, in occasione dei vent’anni di "Sovvenire alle necessità della Chiesa", il testo che nel 1988 sottolineava appunto i valori ecclesiali e civili sui quali si fondava il nuovo sistema: partecipazione, solidarietà, perequazione, trasparenza. A proposito di trasparenza: la Chiesa la offre. Ad esempio, va ricordato per l’ennesima volta che nessuna cifra è tenuta nascosta ed anche gli investimenti per le campagne d’informazione sono pubblici, basta chiederli o cercarli. Però la stessa trasparenza e lealtà, con cortesia, la Chiesa le chiede. Per un dialogo costruttivo e per scongiurare altre stagioni di ottusa disinformazione, che gli italiani non si meritano.
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