Avvenire dossier

Il futuro (03 novembre 2007)
«Ora si va avanti, sempre con lui»

di Lucia Bellaspiga

E adesso? È questa la domanda che ti fai. La risposta è pronta ed è sempre la stessa: «E adesso si continua». Hanno gli occhi rossi i collaboratori più stretti di don Benzi, ma sprizzano energia e voglia di fare quello che «lui» avrebbe voluto ora da loro. «Mai visto cedere, perdere il suo proverbiale buon umore», dice Enrico Masini, animatore del servizio maternità difficile, quello che si occupa di madri che vorrebbero abortire. «Ieri abbiamo fatto con lui l’ultima cena...», racconta. «L’ultima cena eucaristica in questa chiesa, e poi l’ultima cena a tavola. Non succedeva mai che don Oreste ci invitasse al ristorante, preso com’era dai suoi impegni, sempre dietro a qualcuno da accudire. Eppure ieri sera lo ha fatto, ci ha voluti tutti a tavola con lui, chissà...».

Il loro incontro è avvenuto nel 1997, quando Enrico era obiettore di coscienza: «Gli dissi che avevo una sensibilità verso i bimbi mai nati e lui allargò le braccia: ti aspettavo, fratellino... Non sono più ripartito». «Ce l’ho a morte con lui in questo momento», esordisce Anna Tinazzo, mentre esplode tutto il suo affetto: «Ce l’ho con lui perché non si risparmiava mai, sempre a pensare agli altri, nonostante...». Nonostante quei piccoli attacchi di cuore che lui non aveva tempo di ascoltare: «Mercoledì un altro attacco, ma don Oreste negava anche la stanchezza pur di correre tutto il giorno dietro i suoi anziani, i suoi disabili, le sue ragazze, noi, i suoi figli». ll dolore è tanto, ma la disperazione non abita qui, «questo sì che sarebbe tradirlo», sorride. «Si continua come prima», conferma Giampiero Cofano, responsabile del settore antitratta internazionale, la persona che negli ultimi anni gli è stata più vicina, nella quotidianità, «con un ruolo filiare».

«Anche io sono arrivato qui con il servizio civile – racconta –. Prima 5 anni nelle guerre dei Balcani, nel Chapas e in Congo, poi qui a Rimini, in altre guerre...». Una macchina perfettamente strutturata, presente in 27 Paesi e 500 case-famiglia, quella fondata da don Benzi, «capace ora di andare avanti come se ci fosse lui», perché «restano i 2mila membri della nostra associazione, tutta gente che ha riconosciuto la vocazione di seguire Gesù». L’altra sera Giampiero era in missione in Albania, «ma sono tornato di corsa, sapevo che stava poco bene... Eppure mi ha accolto con voce squillante, simulando l’energia di sempre. Ma sono certo che sapeva ciò che stava accadendo...». Fino all’ultimo ha lavorato al suo libro, «Il genio dell’amore», «con cui voleva dimostrare che Dio è presente in ogni essere umano, anche in chi lo nega». Anna Vacchieri, 30 anni, è il ritratto della serenità: «Arrivai qui come drogata, ora sono la responsabile di una casa-famiglia per ragazze di strada. Una vocazione che don Oreste ha scoperto in me, una voce che avevo dentro da chissà quanto e lui me l’ha fatta sentire forte, lampante». Anche lei ne è certa: «Ora si va avanti». Il senso di tutto questo forse lo riassume Enrico: «Da anni ogni primo di novembre lo portavo nei cimiteri a pregare per i bambini abortiti: a Bologna, Rimini, Forlì, Modena... Ieri per la prima volta non se l’è sentita. Ma sul calendario del 2008 ha scritto «Cimiteri». Ecco, ci andremo noi, continueremo...».

 

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