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Puglia
(04 ottobre 2006)
Una fede «estroversa»
di Antonio Rubino
Le Chiese di Puglia «hanno puntato decisamente sulla riproposta della missione, ripensata in modo nuovo» e cioè come «stato permanente dell’essere Chiesa». È il cuore della sintesi regionale stesa a partire dalle riflessioni dei delegati in vista del Convegno ecclesiale nazionale di Verona. Il documento, presentato lunedì a Bari, impegna le componenti del vivere ecclesiale e le strutture di servizio a incontrare «gli ambienti vitali del territorio, soprattutto le periferie».
È infatti un modello di Chiesa «estroversa» l’obiettivo «principe» degli itinerari formativi; così come «la qualità delle relazioni sembra essere la modalità concreta delle azioni ecclesiali». Non mancano tuttavia le difficoltà, «spesso indotte dal vivere un cristianesimo di comodo». Le Chiese pugliesi avvertono l’esigenza di curare «una ripresa dell’accompagnamento spirituale». Anche la formazione culturale è percepita come «attrezzatura importantissima per il testimone». Difficoltà sono state evidenziate «nell’esercizio del discernimento ecclesiale» poiché «manca spesso l’esercizio del "pensare la fede"» soprattutto perché «la pratica ecclesiale si risolve spesso nella semplice erogazione di "servizi"».
La crescita di una fede adulta e della responsabilità missionaria reclama «significativi itinerari di formazione» e «un’azione pastorale che consenta un vero "accompagnamento mistagogico"». Perciò le comunità propongono «un nuovo percorso di iniziazione alla fede, da viversi attraverso un lavoro di adulti, giovani e ragazzi, in maniera comunitaria» per fare dell’anno liturgico un «itinerario di fede».
Ciò «esige che le parrocchie siano sempre più "Chiesa di popolo", non "oasi felice" di un gruppo elitario». Si chiede, inoltre, di «operare un profondo discernimento» sulle manifestazioni di pietà popolare e si registra positivamente che «nelle comunità pugliesi si vanno diffondendo le scuole di formazione di base». I rischi a cui è esposta la testimonianza cristiana sono «l’individualismo, la frammentazione pastorale, la de-responsabilizzazione».
Tra gli strumenti idonei per testimoniare il messaggio cristiano si registra un consenso generalizzato alla «formazione permanente». Per gli ambiti della testimonianza, l’analisi sulla vita affettiva si è concentrata sulla famiglia. Ne è derivata l’esigenza di riscoprire e rilanciare il suo «ruolo umano, sociale, educativo, religioso». Le famiglie devono essere raggiunte nelle proprie case. Perciò l’attività pastorale dovrà avere una «impronta familiare».
Si propone, tra l’altro, di monitorare «la situazione socio-culturale dei territori» e di «accompagnare le famiglie con percorsi formativi». Sotto il profilo del lavoro «viene avvertita una grave crisi» e «a farne le spese sono soprattutto i giovani». I cristiani devono vivere il lavoro «come occasione di collaborazione con Dio» e «sollecitare una politica del lavoro» che riduca «i forti squilibri».
La festa viene intesa «come tempo di riposo» ed è «vissuta a livello consumistico». Nelle programmazioni pastorali «si dovrà prestare maggiore attenzione al mondo del lavoro, secondo i dettami del magistero sociale della Chiesa». Sulla fragilità l’atteggiamento più frequente «è quello del nascondere»; bisogna favorire, invece, sul territorio «la presenza di associazioni di solidarietà, capaci di promuovere una feconda cultura della fragilità, improntata alla logica pasquale cristiana». Per quanto riguarda la tradizione, la Chiesa deve accogliere la sfida della cultura contemporanea, attingendo alla sua «tradizione personalistica e comunitaria e rianimando la passione educativa».
Scuole e istituzioni cattoliche valorizzino «coloro che non hanno possibilità economiche». Si investa «nell’educazione all’uso dei mass media e nella formazione di operatori qualificati» e non si rinunci «a proporre modi alternativi di occupare il tempo libero». L’analisi sulla cittadinanza «evidenzia che è molto diffusa tra i cristiani la disaffezione all’impegno politico». È necessario riprendere il lavoro sulla «formazione specifica» poiché c’è bisogno di un laicato che «si ponga a servizio del bene comune». Va promosso il dialogo tra i cristiani perché l’appartenenza ecclesiale va oltre le logiche di appartenenza partitiche. La comunità cristiana, infine, «può offrirsi come luogo e occasione di incontro e ricomposizione».
Gli itinerari di preparazione al Convegno ecclesiale di Verona della Chiesa pugliese, che raccoglie 1.057 parrocchie in diciannove diocesi, «sono stati pensati all’interno dei progetti pastorali di gran parte delle diocesi pugliesi», in alcune delle quali ha contribuito «l’eredità pastorale e spirituale» del Congresso eucaristico nazionale svoltosi a Bari nel maggio 2005.
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