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Intervista al Vescovo Anfossi (11 ottobre 2006)
Speranza, canto di famiglia

di Luciano Moia

«L’esperienza degli coniugi e dei genitori cristiani sarà preziosa durante il convegno di Verona. Perché essere sposi, padri e madri, è una di quelle condizioni in cui la speranza deve cantare. Meglio ancora se coniugalità e genitorialità non sono motivo di lamentosa sopportazione, ma di testimonianza gioiosa». A pochi giorni dall’avvio del convegno ecclesiale, il vescovo di Aosta, Giuseppe Anfossi, presidente della commissione episcopale per la famiglia, suggerisce alcune piste di riflessione per coniugare realtà familiare e virtù della speranza.

Monsignor Anfossi, come si modella la speranza cristiana sulla realtà della famiglia? 
Puntando a rendere più efficace il dialogo. innanzitutto. Prima in famiglia. Ma poi anche tra coppie e sacerdoti. Vorrei che i preti sapessero immedesimarsi meglio nella condizione delle famiglie per avviare proposte pastorali non soltanto "per" ma soprattutto "con" le famiglie.

Come offrire una pastorale familiare davvero fruibile a tutti?
Mettendo a fuoco prospettive un po’ meno elitarie. Oggi si dice pastorale familiare e si pensa ai gruppi famiglia o ad altri progetti per iniziati. Le famiglie hanno invece bisogno di stare insieme, incontrarsi, condividere esperienze, con un’attenzione di impronta popolare.

Quale momento della vita familiare ha bisogno di attenzioni maggiori?
Senz’altro quello prima del matrimonio. Ma qui qualcosa si fa. Non facciamo invece abbastanza per il dopo. Spesso ci lamentiamo della carenze dello Stato, ma dobbiamo avere il coraggio di dire che anche come Chiesa non offriamo alle coppie il sostegno che sarebbe necessario.

Dove puntare per invertire la tendenza?
Ripartiamo dalle omelie. Oggi si è attenti soprattutto  all’educazione e si trascura la spiritualità degli sposi. Indugiamo sempre sul pedagogico e dimentichiamo che i genitori sono soprattutto marito e moglie.

Quanto è importante l’attenzione ai tempi della famiglia?
Importantissima. I parroci devono offrire proposte più adeguate alle esigenze concrete di genitori, a cominciare dagli orari delle catechesi. Ma la stessa attenzione dovrebbero averle le amministrazioni pubbliche per gli orari di autobus, mense, trasporti, scuole.

Come si inquadra questa attenzione alla vita quotidiana delle famiglie in vista di Verona?
Sarà importante mettere in luce, nei cinque ambiti di riflessione, il valore della testimonianza familiare, ma con un approccio più pregnante e più efficace.

In che senso?
Non riusciremo a portare belle testimonianze di vita domestica se la famiglia cattolica incarnerà un modello imposto soltanto dalla morale. Dobbiamo invece ribadire con i fatti che quella cristiana è una vocazione, una scelta, una realtà bella e gratificante. Il modello di Cristo nulla toglie alla gioia degli sposi.

Che però devono essere aiutati a vivere in pienezza la loro vocazione.
È vero. Un tempo la risorsa famiglia veniva data per scontata. Oggi tutti, a cominciare dai preti, devono impegnarsi a tutelarla e proteggerla. Se gli sposi spendono troppo del loro tempo in parrocchia dobbiamo avere il coraggio di rispedirli a casa. La speranza sta anche nel rispetto della vocazione matrimoniale.

 

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