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Il messaggio
(04 ottobre 2006)
Il «benvenuto» del Triveneto
di Alberto Margoni
Un forte auspicio perché il prossimo Convegno ecclesiale di Verona «costituisca un primo significativo segnale di speranza per gli uomini e le donne del nostro Paese e sia di impulso al rinnovamento delle nostre Chiese». È l’augurio espresso dai vescovi della Conferenza episcopale triveneta – la regione ecclesiastica che ospiterà tra pochi giorni l’appuntamento decennale dei cattolici italiani – nel messaggio pastorale inviato ai fedeli delle 15 diocesi del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino-Alto Adige alla vigilia dell’assise che si aprirà a Verona il 16 ottobre.
Un evento che il 19 ottobre vedrà la presenza di Benedetto XVI «per presiedere all’Eucaristia, per offrire la sua autorevole parola magisteriale, per significare l’unità della Chiesa italiana con la Chiesa universale. A Sua Santità – scrivono i presuli del Triveneto – esprimiamo la nostra immensa gioia di poter accogliere la sua presenza tra noi». Così pure nel dare il benvenuto a quanti da ogni parte d’Italia converranno in riva all’Adige, i pastori assicurano la partecipazione interiore e il sostegno della preghiera «perché lo Spirito rafforzi la comunione nell’unica fede e orienti il discernimento comunitario alla scoperta di ciò che Dio chiede ai credenti del nostro tempo».
Dopo aver ricordato che scopo del Convegno «è quello di proclamare pubblicamente la gioia dell’incontro con Gesù Risorto e di chiamare i cattolici italiani» a testimoniarlo con uno stile credibile di vita «come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde» dell’uomo d’oggi, i vescovi del Nord est sottolineano la necessità che le comunità cristiane «prendano coscienza della rilevante conversione pastorale» che sono chiamate ad intraprendere. «Sulla qualità di questa conversione infatti si gioca il futuro della fede e della sua trasmissione, la sua capacità di incidenza e di rilevanza nella vita delle persone e nel tessuto culturale e sociale delle nostre popolazioni. E il cuore di questa conversione – continua il messaggio – è la riscoperta di un rinnovato slancio testimoniale e missionario che renda trasparente il Vangelo come motivo di speranza per il nostro mondo».
Condizione essenziale perché ciò si realizzi è l’incontro con il Risorto, «con Colui che è il Vivente e l’autore della vita». Da qui l’esigenza che al centro della vita e dell’azione pastorale della Chiesa vi siano «il religioso ascolto della Parola di Dio, la celebrazione nella fede dei segni sacramentali, l’esperienza della preghiera perseverante, la maturazione di relazioni fraterne e solidali, l’esercizio della gratuità dell’amore verso ogni uomo e soprattutto verso i più poveri, di qualsiasi nazionalità, con i quali Cristo si è fatto solidale».
Se i cristiani sono chiamati a essere luce e sale della terra, «non hanno senso un’esperienza cristiana vissuta come fatto privato e comunità ripiegate su se stesse in atteggiamenti difensivi o consolatori». Occorre quindi formare persone «che siano in grado di accompagnare le complesse vicende umane del nostro tempo con la luce del Vangelo attualizzato e vissuto in forme incisive e significative». Uno dei compiti del Convegno, secondo i vescovi del Triveneto, sarà «ridisegnare la figura di credenti che nell’esistenza quotidiana e nel tessuto sociale sappiano manifestare il "di più" di libertà e di vita che una fede vissuta può offrire alle persone e alla comunità». Suscitare «forme di una santità feriale, dove la fede si saldi al vissuto e agli impegni quotidiani, è la condizione fondamentale – prosegue il messaggio – perché le nostre comunità possano essere luce e sorgente di speranza per gli uomini d’oggi».
Testimoniare la speranza «dentro un mondo complesso, segnato da profonde trasformazioni culturali» è un compito vieppiù impegnativo. «Il pluralismo culturale e religioso, il diverso approccio ai problemi dell’etica, la sfida della scienza e dell’economia, l’indebolimento della verità e del senso dell’esistenza, l’importanza e la fragilità dei legami affettivi sono tra i segnali più evidenti di un mondo che cambia». Per questo i cristiani «devono essere culturalmente attrezzati, educati al dialogo autentico, formati al discernimento su ciò che è vero e giusto». In questo senso il Convegno potrà essere una palestra adeguata, avendo scelto «per l’esercizio del discernimento comunitario alcuni ambiti significativi per la vita personale, familiare e sociale, sui quali sembrano farsi maggiormente sentire le trasformazioni culturali in atto», ovvero la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione e la cittadinanza.
Per il futuro delle comunità si profila dunque «il compito di coniugare il senso della testimonianza e della missionarietà con uno sforzo culturale che educhi i cristiani alla lettura della realtà in mutamento e li metta in grado di dialogare e confrontarsi apertamente con culture e visioni della vita anche molto diverse, presenti tra noi». Solo attraverso questo confronto sarà possibile rendere ragione della speranza cristiana.
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