A Verona i cattolici si ritroveranno per lasciarsi illuminare da Gesù Cristo risorto e per delineare la figura di un credente capace di testimoniare con efficacia, coerenza e credibilità la risurrezione nelle articolazioni fondamentali dell’esistenza: gli affetti, il ritmo delle giornate nelle varie occupazioni, le fragilità, il compito di generare e di tramandare, i vincoli e le responsabilità della cittadinanza». È un passo dell’intervista al segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, pubblicata sul numero di ottobre del mensile di Cl Tracce.
Un precauzionale intervento chirurgico – perfettamente riuscito – al quale Betori è stato sottoposto nei giorni scorsi al Policlinico Gemelli di Roma e, ora, il previsto periodo di convalescenza, probabilmente impediranno al segretario della Cei di partecipare fisicamente ai lavori di Verona. Egli, tuttavia, sarà a suo modo presente: anzitutto con il contributo offerto al cammino di preparazione all’assise decennale dei cattolici italiani. Un contributo che non si è sottratto al compito di "rendere ragione" – anche nell’agorà massmediale – alle ragioni, alle attese e agli obiettivi del Convegno, come lasciano trasparire le interviste alle quali attingiamo.
«Protagonisti nella cultura che cambia»
Quale proposta di esperienza cristiana rivolge la Chiesa all’uomo d’oggi? «La risposta è nel titolo stesso del Convegno, Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo – spiega Betori nell’intervista a Tracce curata da Roberto Fontolan –. Da esso emergono quattro elementi che ne costituiscono la struttura di fondo: la persona di Gesù, il Risorto vivente in mezzo a noi; il mondo, nella concreta svolta culturale di cui noi stessi siamo protagonisti; le attese di questo mondo, che il Vangelo apre, sana ed eleva alla speranza che viene da Dio; l’impegno dei fedeli cristiani, in particolare dei laici, a essere testimoni credibili del Risorto mediante una vita rinnovata e capace di rinnovare il mondo».
«Tempo di laici con la spina dorsale»
A proposito di laici: da Verona «mi auguro che emerga la figura di un laico cristiano che abbia la spina dorsale di mettere in pratica il titolo stesso del Convegno – afferma Betori in un’intervista di Paolo Lòriga, nel numero 19 di Città nuova, il quindicinale del Movimento dei Focolari –. La speranza è un dono ricevuto che deve essere coltivato, fatto crescere e portato coraggiosamente in ogni settore del vivere civile, sociale e culturale, cioè nello spazio di azione proprio in cui vive e opera il laico cristiano. Con parole tradizionali, si potrebbe parlare di riscrivere le virtù cristiane, teologali e cardinali, nel linguaggio dei nostri giorni». E i modelli non mancano, continua Betori additando i «testimoni del ’900 indicati dalle regioni ecclesiastiche»: «Giovanni Palatucci, Rosario Livatino, Annalena Tonelli, Vittorio Trancanelli e tutti gli altri». «Urge da parte dei laici cristiani – si legge in una intervista all’Arena di Verona del 24 settembre 2006, raccolta da Gabriele Colleoni – una testimonianza rinnovata del Vangelo in una società attraversata da crepe, se non proprio da cedimenti strutturali, in ciascuno degli ambiti che affronteremo – vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza».
«La Chiesa vuole spendersi dentro la storia»
«C’è un filo conduttore che lega tutti e tre i precedenti Convegni ecclesiali di Roma, Palermo e Loreto – si legge ancora su Tracce –: l’attenzione alla vita dell’uomo nel suo contesto sociale e culturale e, in stretta connessione, la qualità della fede dei credenti». Ora si tratta – torniamo a Città nuova – di proseguire un cammino di Chiesa «che vuole spendersi dentro la storia. Essa deve mostrarsi come luogo di illuminazione dell’esistenza e di apertura verso orizzonti nuovi di speranza; nonché come realtà istituzionale nella quale tale speranza diventa progetto ed esperienza». Orizzonti di speranza che abbracciano, ad esempio, le molteplici realtà della fragilità umana – come ha scritto Betori in un intervento per la rivista dell’Aris, l’Associazione religiosa istituti socio-sanitari –, o ancora la connessione feconda tra vita di preghiera e impegno socio-politico – come si legge in un editoriale del segretario della Cei per Totus Tuus, la rivista della Postulazione della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. Un Papa «unanimemente riconosciuto come uomo di speranza», anzi: «testimone della speranza».