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le sintesi
(21 ottobre 2006)
Cinque ambiti: questi i frutti
di Paolo Lambruschi
Il momento della verità è l’esposizione delle sintesi dei lavori nei cinque diversi ambiti, 30 gruppi in tutto, quando la temperatura dell’applauso sottolinea i passaggi più apprezzati dalla platea di delegati ecclesiali. Può essere utile, allora, ricordare i punti più apprezzati ieri mattina dai 2700 rappresentanti delle diocesi italiane. E quali spunti trasversali sono emersi dal lavoro dei gruppi. Non mancano le sorprese. Dalle cinque esposizioni, con sfumature diverse, si trae un primo dato di fondo: la necessità trasversale di approfondire la formazione culturale. L’esigenza di una «fase due» del progetto culturale, di una formazione permanente a tutti i livelli, è stata sottolineata in momenti diversi dai convegnisti, dagli organizzatori e dalla gerarchia. Non una formazione settoriale, ma di tipo antropologico e che riproponga in modo rigoroso la Dottrina sociale della Chiesa in laboratori di studio o nelle rinnovate scuole di formazione sociale. «Fruibile – ricordava Raffaella Iafrate sintetizzando i lavori sulla vita affettiva e incassando il primo applauso – non solo da adulti, giovani e famiglie, ma destinata anche a consacrati, presbiteri e seminaristi». Applauso ancor più caloroso all’auspicio di «una maggiore valorizzazione della presenza educativa della donna, con la sua risorsa di femminilità e attenzione alla vita». Consenso anche per la richiesta trasversale di valorizzare i luoghi e momenti di dialogo tra laici, religiosi e presbiteri. Almeno tre ambiti, lavoro e festa, cittadinanza e fragilità, hanno riproposto la questione meridionale e della malavita organizzata come impegno nevralgico della Chiesa italiana. Altro nodo emerso con forza nei cinque ambiti, la necessità di ridare nuovo slancio missionario alla Chiesa per incontrare gli uomini nella vita quotidiana. Adriano Fabris, relatore per il secondo ambito, ha segnalato la necessità diffusa di conoscere meglio il territorio con la creazione di un osservatorio sociale permanente e di potenziare il lavoro in rete tra gruppi e associazioni: «Il progetto Policoro è proposto come un modello. I cristiani insomma sono chiamati a incidere sulla realtà anche attraverso l’esperienza di nuove forme di lavoro e d’impresa e attraverso la capacità di fare rete (come sta dimostrando Retinopera). Di tutto ciò viene chiesto il potenziamento». L’applauso più forte lo guadagna la proposta provocatoria e coraggiosa di boicottare lo shopping nei giorni festivi. Dall’ambito della fragilità il giudice Augusto Sabatini ha portato la richiesta di superare la pastorale per settori e quella di prevedere percorsi di accoglienza sostegno e compagnia verso i separati e i divorziati, in particolare i risposati. Memori dell’estate dell’indulto, i delegati hanno gradito la richiesta di creare una consulta sulla pastorale carceraria e «in sede diocesana, di una commissione permanente per il mondo penale». Apprezzato dalla sala anche l’invito alle scuole cattoliche di accogliere i soggetti più svantaggiati. Dal dibattito sulla tradizione, Costantino Esposito ha tratto uno spunto oggetto di consenso unanime: cogliere i bisogni dei giovani «affamati di senso della vita» e degli immigrati. «Domande e attese che costituiscono proprio il segno misterioso della grazia divina in ogni persona e cultura, di modo che non ci si potrà più relazionare al mondo in maniera antagonistica». Molto apprezzato dai partecipanti a questo ambito il ruolo svolto dai media cattolici «per lo sviluppo di un giudizio critico sulla realtà culturale, sociale e politica del Paese». Infine l’ambito che ha ospitato le discussioni più vivaci, a detta del relatore Luca Diotallevi, la cittadinanza. Il sociologo Diotallevi vi ha rilevato la grande passione, mai sopita, dei cattolici per la politica: «La Chiesa dovrebbe trovarne conforto, i nostri concittadini un motivo di rinnovata fiducia». Da qui sono partite critiche alla legge elettorale. Ma anche la richiesta, condivisa dal pubblico, alle diocesi e alle parrocchie di dare un’importante testimonianza con la trasparenza nell’amministrazione economica. Un modo, per usare la metafora più efficace, di rendere la comunità cristiana «locanda dell’accoglienza».
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