Effetti collaterali
(30 marzo 2006)
Ru 486: l'America alla resa dei conti
di Elena Molinari
Dopo aver accertato, la settimana scorsa, che altre due donne sono morte dopo l’assunzione della Ru 486, la Food and Drug Administration americana (Fda) si sta preparando a riesaminare gli effetti collaterali della pillola abortiva. Con non poco nervosismo.
Motivo della tensione è l’avvicinarsi dell’11 maggio, data in cui l’agenzia che regola la messa in vendita dei medicinali negli Usa ha convocato una giornata di studio sul batterio che ha ucciso almeno 4 donne, ed è il sospetto killer (per ammissione della stessa Fda) anche delle due ragazze morte di recente. La polemica che circonda il caso e lo sforzo per dimostrare la sua indipendenza hanno messo la Fda estremamente sulla difensiva. L’unica dichiarazione ufficiale che l’Agenzia ci rilascia è che «spera di poter mantenere la concentrazione sui dati scientifici». Ma Stephen King, un portavoce della Fda, fa capire quanto l’Agenzia si senta sotto attacco quando assicura che «le misure di sicurezza prese per la conferenza sono eccezionali».
Il portavoce è consapevole che numerosi gruppi hanno chiesto il ritiro della pillola dal mercato, accusando la Fda di non applicare alla Ru 486 gli stessi standard usati in altri casi. E sa anche che alcuni membri di «Planned Parenthood», l’associazione che gestisce la più grande rete di cliniche abortive negli Usa, hanno promesso di inscenare proteste all’esterno del centro di Atlanta dove si terrà la giornata di studi.
Inoltre la scoperta dei due ulteriori decessi di giovani donne che stavano seguendo la procedura per un aborto medico ha spinto due senatori, Jim DeMint del South Carolina e Tom Coburn dell’Oklahoma a ribadire la loro richiesta di un immediato ritiro dal mercato della Ru 486, o Mifeprex.
King ammette che la strada scelta per «riaprire» il caso Ru 486 non è quella percorsa abitualmente dalla Fda, che di solito di fronte al sospetto che un farmaco non sia sicuro lo ritira dal mercato o riconsidera il proprio sigillo di approvazione alla sua messa in commercio. «La convocazione di una conferenza medica è insolita – dice King – ma è stata decisa per poter ampliare il numero dei contributi scientifici apportati allo studio del clostridium sordellii», vale a dire del batterio che ha infettato centinaia di donne che hanno assunto la Ru 486.
A volere che il dibattito si mantenga «strettamente scientifico» è anche Monty Patterson, il padre della diciottenne Holly che il 17 settembre 2003 fu uccisa proprio dal clostridium sordellii – pochi giorni dopo aver assunto la Ru 486. Patterson crede fermamente nella conclusione di uno studio pubblicato a febbraio sulla rivista The Annals of Pharmacotherapy, che ha identificato 637 casi di effetti collaterali nell’uso della Ru 486. E che ha concluso che il mifepristone predispone il corpo femminile all’attacco da parte del batterio, che normalmente vive innocuamente nell’intestino umano ma che può diventare letale se infetta il sangue.
A mettere la Fda ulteriormente sui carboni ardenti sono le accuse mossele negli ultimi mesi, anche da alcuni medici al suo interno, di non usare standard univoci nel decidere quali medicinali ritirare dal commercio e quali lasciare in circolazione. È stato infatti David Graham, da 20 anni un ricercatore del dipartimento per la sicurezza dei medicinali della Fda, il primo a denunciare durante una testimonianza in Senato la mancanza di coerenza dell’agenzia, secondo lui dovuta alla relazione troppo stretta con l’industria farmaceutica o alle pressioni politiche che riceve. Una mancanza di indipendenza che, a suo dire, rende il pubblico americano «indifeso» di fronte al rischio posto da alcune medicine.
In effetti lo scorso dicembre sono bastate due morti e il verificarsi di effetti collaterali potenzialmente letali in 17 pazienti a spingere la Fda a mettere al bando NeutroSpec, un liquido usato in via intravenosa per facilitare la diagnosi dell’appendicite. Il preparato per la sclerosi multipla Tysabri è stato ritirato dal mercato nel febbraio 2005 dopo che tre pazienti hanno contratto una rara malattia neurologica. Lotronex, un medicinale ampiamente usato per curare la sindrome da intestino irritabile, è stato tolto dagli scaffali dopo 70 casi di gravi effetti collaterali e cinque morti sospette, di cui tre potenzialmente causate dalla medicina.
Tanta cautela è necessaria, spiegano i medici della Fda, perché sono le stesse società farmaceutiche a segnalare ogni complicazione o decesso alla Fda. Ma poché questo processo è del tutto volontario, la comunità scientifica dà per scontato che per ogni caso che il produttore comunica ce ne siano da 10 a 100 non riportati. L’agenzia federale sostiene anche, però, che non tutti i casi di medicinali ritirati dal mercato sono paragonabili, e che bisogna sempre considerare quali e quanto sicure sono le alternative. Nel caso della Ru 486, le alternative che la Fda intende esaminare l’11 maggio prossimo sono la continuazione della gravidanza e il parto e l’aborto chirurgico.
Finora 20 scienziati che hanno compiuto studi sulla pillola abortiva e sul clostridium sordellii sono stati invitati a presentare i loro dati nel bunker di Atlanta dove si terrà la conferenza della Fda, compresi gli autori di uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine, che ha messo in evidenza come il rischio di morte legato alla somministrazione della Ru 486 sia dieci volte più alto di quello da aborto chirurgico (e che però definisce questo rischio comunque «basso»).
La promessa dell’agenzia di «guardare solo alla scienza» è dunque anche la speranza della comunità medica e delle donne americane. Che, dopo sette morti, quasi 700 casi di complicazioni e infinite polemiche, vogliono sapere se la Ru 486 sia davvero sicura oppure no.