Fuoriporta
(21 giugno 2007)
Embrionali, c'è il veto di Bush
Lorenzo Fazzini
Nuovo stop della Casa Bianca alla deregulation etica finanziata e sostenuta con soldi pubblici. Ieri il presidente americano Bush ha posto il suo veto alla legge approvata due settimane fa (il 7 giugno) dalla Camera dei Rappresentanti, dove 247 parlamentari avevano votato a favore (176 i contrari) del finanziamento, con fondi federali, della ricerca sulle cellule staminali embrionali. È la quarta volta, durante questo suo secondo mandato presidenziale, che Bush estende il "no" ad una decisione adottata dell’Aula: una decisione che evidenzia come per il numero uno americano la questione sia cruciale.
In un comunicato reso noto dalla Casa Bianca si legge che con tale decisione il presidente ha voluto opporsi ad una legge che ha «stravolto il suo (di Bush, ndr) approccio etico alle cellule staminali. Se tale proposta legislativa diventasse legge, essa costringerebbe i contribuenti americani – per la prima volta nella nostra storia – ad appoggiare la deliberata distruzione di embrioni umani. Il presidente ha così voluto rendere noto al Congresso e al popolo americano che egli non permetterà che la nazione oltrepassi questo confine morale».
Già all’inizio di gennaio il Congresso si era espresso in maniera favorevole su questo tema, ma sempre con una maggioranza non superiore ai 2/3, barriera oltre la quale il veto del presidente – reso noto già nell’agosto 2001 – non avrebbe potuto incidere. Sul tema si era pronunciata recentemente anche la Conferenza episcopale statunitense. In una lettera ai deputati, il cardinale Justin Rigali, arcivescovo di Philadelphia e presidente del comitato Pro Life dei vescovi Usa, chiedeva un voto contrario alla deregulation bioetica: «Ve lo domando in nome dei cittadini che pagano le tasse i quali non vogliono essere costretti ad aiutare chi distrugge vite umane innocenti». Insieme all’importante mossa del veto, Bush ha voluto annunciare anche un passo importante di sostegno alla ricerca scientifica eticamente sostenibile.
Il leader Usa ha siglato un impegno per rafforzare l’impegno del suo governo nella ricerca sulle cellule pluripotenti: «Dobbiamo perseguire le possibilità della scienza in una modalità che rispetto la dignità umana e che sostenga i nostri valori morali – si legge nella nota uscita ieri dalla Casa Bianca –. Distruggere la vita umana nella speranza di salvare altre vite umane non è etico, e questa non è la sola opzione che abbiamo davanti". In concreto, questo documento impartisce al Dipartimenti e agli Istituti nazionale di Sanità la direttiva di assicurare che tutte le linee di cellule staminali pluripotenti non ottenute con la creazione o la distruzione di embrioni umani siano passibili di finanziamento federale. Inoltre, si dà mandato agli Istituti di registrare tutti i tipi di cellule staminali totopotenti prodotte in maniera eticamente e di rinominare il Registro delle staminali chiamandolo «Registro delle cellule staminali pluripotenti», in modo che «rifletta il dato fondamentale di cosa le cellule possano fare invece della loro provenienza».