La sentenza della Corte Costituzionale (09 ottobre 2008)
Eluana, "inammissibili" i ricorsi di Camera e Senato

Danilo Paolini

Non sono ammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzioni presentati dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei deputati contro la sentenza della Cassazione in cui si autorizza il giudice ordinario a disporre il distacco del sondino nasogastrico che tiene in vita Eluana Englaro, la ragazza di Lecco in stato vegetativo da 16 anni a causa di un incidente stradale. La decisione è stata presa ieri a tarda sera dalla Corte costituzionale, secondo indiscrezioni con 10 voti a favore su 14, al termine di una lunga camera di Consiglio cominciata al mattino.
Le sentenze della Cassazione e della Corte d’appello di Milano sul caso Englaro – si legge nell’ordinanza 334 scritta dal giudice Ugo De Siervo – «hanno efficacia solo per il caso di specie» e non possono perciò essere considerate come «meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l’esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento, che ne è sempre e comunque il titolare». La Consulta, inoltre, sottolinea che la vicenda processuale in esame «non appare ancora esaurita» e che «il Parlamento può in qualsiasi momento adottare una specifica normativa della materia, fondata su adeguati punti di equilibrio fra i i fondamentali beni costituzionali coinvolti».
Nei loro rispettivi ricorsi, la Camera e il Senato sostenevano invece che la Cassazione, con la sentenza 21748 del 16 ottobre 2007 aveva «debordato» dalle sue funzioni giurisdizionali esercitando le attribuzioni proprie del potere legislativo o, comunque, aveva interferito con tale potere, stabilendo termini e condizioni per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione Eluana.
In mancanza di una legge in materia, la magistratura – avevano argomentato le Camere – ha colmato il vuoto «mediante un’attività che assume sostanzialmente i connotati di vera e propria attività di produzione normativa». Da quella sentenza della Cassazione era poi conseguito il decreto della Corte d’appello di Milano, datato 25 giugno 2008, che di fatto autorizza a lasciar morire la donna e contro il quale ha presentato ricorso la Procura generale.
Numerose le reazioni politiche all’inammissibilità decretata dalla Corte costituzionale. Secondo Gaetano Quagliariello, vice-capogruppo del Pdl al Senato, si tratta di «una decisione pilatesca» e da ieri sera «è diventato ancora più urgente legiferare in Parlamento sulle problematiche legate alla fine della vita».
Concorda Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega ai temi bioetici. «Al di là del ricorso», ha osservato «resta il problema» rappresentato dall’«eccesso d’invasività da parte dei giudici» e da «un’interpretazione estensiva e di indirizzo sulla libertà di cura che va ben oltre l’applicazione di tale principio». A questo problema, ha rilevato la Roccella, il Parlamento «ha scelto di rispondere facendo una legge». Anche Roberto Di Giovan Paolo, senatore del Pd, pensa che «aspetti così delicati hanno bisogno di una regolamentazione» da mettere a punto «con il consenso di tutti».
Ma «forse bisognerebbe pensare a una riforma costituzionale che chiarisca in modo più preciso che le leggi le fa il Parlamento e non i giudici», ha affermato il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione (Udc), convinto in ogni caso che l’intervento della Consulta «si ponga in diretta opposizione alla coscienza del Paese». Per il papà di Eluana, Beppino Englaro, il verdetto della Corte costituzionale è invece «un ostacolo in meno» sulla strada che porta al distacco del sondino che alimenta sua figlia.