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Teniamo d'occhio
(19 gennaio 2006)
Ru 486, negli Usa rischi insabbiati
Assuntina Morresi
«Lei ha fatto riferimento al tasso di emorragie, l’incidenza di emorragie pesanti. C’è anche un alto tasso di incidenza di infezioni. C’è un’incidenza elevata di aborti incompleti, che possono richiedere chirurgia d’urgenza. Sono veramente preoccupata del fatto che le donne di questo Paese scopriranno, dopo cinque o dieci anni dall’approvazione, di aver aperto un vaso di Pandora di complicazioni e danni».
È uno stralcio di un colloquio radiofonico del 19 settembre 1996 con Donna Harrison, il medico americano intervistato da È vita la settimana scorsa, autore di un recente rapporto su 637 "effetti avversi" segnalati spontaneamente alla Fda in quattro anni: una minima parte delle complicazioni, anche mortali, che seguono un aborto "con la pillola".
Dopo dieci anni il "vaso di Pandora" si è effettivamente scoperchiato. Almeno nove le morti, centinaia di interventi chirurgici di urgenza segnalati dalle donne che si sono sottoposte ad aborto chimico, e poi emorragie, infezioni rare e meno rare, tutto ampiamente previsto, mentre Silvio Viale, il ginecologo radicale che ha avviato la sperimentazione della Ru 486 a Torino, va ancora dicendo: «qui si lanciano accuse infondate sulla sua presunta pericolosità».
A meno di due anni dall’immissione del Mifeprex (il nome della pillola negli Usa) nel mercato americano, il 20 agosto 2002 veniva depositata presso la Fda una petizione curata da tre organizzazioni americane: in 96 documentatissime pagine si dimostrano pesanti irregolarità e incongruenze nella procedura di approvazione e se ne richiede il ritiro dal commercio. Donna Harrison è uno dei tre presentatori.
Sono molti i punti contestati: innanzitutto il Mifeprex è stato registrato seguendo una procedura accelerata destinata ai farmaci salvavita (quelli per esempio che curano il cancro, l’Aids, o la lebbra), per i quali si consente la distribuzione anche in presenza di effetti collaterali molto pesanti: tanto per capirsi, la stessa seguita nel 1998 dalla Fda per l’autorizzazione della talidomide, efficace per l’eritema nodoso della lebbra ma pericolosissima in gravidanza, responsabile, come noto, della nascita di tanti bambini focomelici. Proprio per questo i farmaci approvati con tale procedura vengono venduti con molte restrizioni: un loro uso improprio provocherebbe danni maggiori rispetto ai normali medicinali. Ma quando le modalità di vendita del Mifeprex sono state rese pubbliche – si denuncia nella petizione – la pressione politica e dei media è stata tale che la Fda non ha attuato le restrizioni necessarie, con grave pericolo per chi si sottopone a questo tipo di aborto.
In secondo luogo i test utilizzati per l’approvazione non rispondono ai requisiti richiesti dalla Fda: e già nel giugno 1996 ispettori della Fda avevano segnalato che i risultati degli esperimenti francesi sulla pillola, valutati per la registrazione negli Usa, non tenevano conto di effetti collaterali pesanti; non erano stati effettuati test su minori alle quali è però concesso di abortire chimicamente; non viene richiesta l’ecografia per accertare i tempi della gravidanza, esponendo quindi a gravissimo pericolo le donne con eventuale gravidanza extrauterina, per la quale la Ru 486 non è efficace.
La pericolosità del metodo è già evidente: nell’aprile 2002 la Danco Laboratories (la compagnia che distribuisce la Ru 486 negli Usa) aveva dovuto aggiornare le avvertenze nel proprio sito internet, dopo due donne morte e alcuni casi di problemi cardiaci e infettivi anche gravissimi, due dei quali su ragazze di 15 anni. Si denunciano poi interferenze e pressioni nel processo di approvazione, da parte dell’amministrazione Clinton fin dalla richiesta del brevetto, ma anche per via di nomine inopportune: il direttore della divisione della Fda responsabile della procedura di approvazione, Susan Allen, in precedenza era stata il massimo dirigente di una compagnia creata dal Population Council – l’ente che ha il brevetto della pillola abortiva negli Usa – appositamente per la fabbricazione, distribuzione e commercializzazione della sola Ru 486.
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