Considerazioni bioetiche in merito all'ootide (29 settembre 2005)
«Ecco perché è vita dal primo istante»

Comitato nazionale di bioetica

Pubblichiamo un estratto dell’ultimo parere del Comitato nazionale di bioetica, «Considerazioni bioetiche in merito al cosiddetto "ootide"», reso noto lo scorso 16 settembre. La tesi argomentata è quella del necessario rispetto per la vita umana fin dal primo istante, incluso lo stadio iniziale dello sviluppo embrionale, da alcuni chiamato ootide.


Per i membri del Comitato nazionale di bioetica che propongono questa linea interpretativa l’evento di incontro-penetrazione dello spermatozoo nell’interno del citoplasma dell’ovocita è l’evento che va ritenuto fondamentale, poiché è quello che nello spazio e nel tempo congiunge e letteralmente "fonde" due cellule gametiche dotate ciascuna di un patrimonio genetico aploide e ne fa una "unità" biologica non presente anteriormente, fornita delle strutture molecolari genetiche veicolanti l’informazione necessaria per guidare (modulandosi ed interagendo con l’ambiente) ogni stadio del successivo sviluppo.

Una volta avvenuta la penetrazione spermatica dell’ovocita si sviluppa un continuum di eventi che prosegue senza necessità di ulteriori impulsi genetici esterni all’unità stessa, come appare peraltro sostenibile anche considerando l’inclusione dell’ovocita in una spessa membrana glicoproteica (denominata "zona pellucida") e la realizzazione rapida della "reazione corticale" dell’ovocita stesso, che impedisce di regola la penetrazione all’interno di esso di ulteriore materiale genetico veicolato da spermi.

E che tale processo – descrivibile oggi certamente con maggiore accuratezza di quanto non fosse in passato in ragione degli approfondimenti non solo morfologici, ma submicroscopici e di biologia molecolare che sono stati acquisiti – inizi con la penetrazione spermatica e si svolga poi con assoluta continuità è documentato anche da quell’indice "funzionale" unitario che lo caratterizza nella sua durata, rappresentato dall’immediato insorgere di oscillazioni nella concentrazione cellulare del Ca2+, con 4 onde più elevate e frequenti all’inizio, più diradate e di minore intensità successivamente.

Secondo questa interpretazione, in definitiva, fermo rimanendo che i due gameti sono biologicamente "predisposti" a questo incontro, tutte le fasi che si susseguono dopo la penetrazione spermatica nelle prime ore di vita del nuovo "essere", hanno la stessa "necessità" di verificarsi essendo regolate lungo una linea di sviluppo che appare palesemente orientata, continua, progressiva, e che almeno nelle condizioni naturali non può regredire su stadi già percorsi (pena l’arresto del processo e la dissoluzione materiale dell’entità coinvolta). [...]

D’altra parte anche la riflessione filosofica offre un ulteriore argomento a sostegno del principio di continuità nella misura in cui riconosce che l’inizio della vita dell’essere umano costituisce un "salto di qualità" (un passaggio dal non essere all’essere) e che, una volta che tale passaggio sia avvenuto, ci siano solo modificazioni accidentali (quantitative) e non trasformazioni sostanziali (qualitative).

Infine, non ostacola questa interpretazione il fatto che si manifesti la possibilità di deviazioni di sviluppo, o di arresti dello stesso a vari stadi (ormai documentati anche nella fecondazione in vitro); eventi che vanno considerati come errori di funzionamento di un delicatissimo (ed ancora per molti aspetti non del tutto conosciuto) equilibro di azioni molecolari. [...]

I componenti del Cnb, che si riconoscono in questa serie di considerazioni, condividono l’opinione che il contrapporsi nella interpretazione dei fenomeni biologici oggi analizzabili nelle prime fasi di sviluppo dell’ovocita dalla "penetrazione spermatica" alla formazione di due blastomeri non può ritenersi una semplice disputa teorica (come tante altre che esistono nell’ambito dell’esercizio dell’attività scientifica) poiché alle interpretazioni adottate viene attribuito un diverso significato etico, in rapporto alle scelte operative che potrebbero essere assunte per la tutela dell’embrione. Sembra opportuno, a questi componenti, richiamare gli elementi atti a formare una opinione ragionata al riguardo.

Dato per scontato che siamo nel campo delle valutazioni riguardanti la tutela da assegnare all’embrione, chi ritiene che l’intero processo diacronico della fecondazione mostri una unità sostanziale nel proprio telos, cioè concatenazione e articolazione degli eventi microscopici, submicroscopici e biomolecolari (che le moderne tecnologie già in notevole misura hanno consentito di accertare) – tale da portare senza soluzione di continuità alla prima divisione mitotica dello zigote (formazione dei due primi blastomeri) e poi alla segmentazione, alla differenziazione del destino cellulare e agli stadi successivi nel proseguimento dello sviluppo embrionale – non può non accettare un’etica tuzioristica unica dell’essere umano, come tale "riconosciuto" in base al suo stesso "esistere" indipendentemente dallo stadio al quale è pervenuto al momento dell’osservazione. E se si accetta che all’essere umano debba essere riconosciuta e garantita la dignità e l’identità – come la stessa Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina (Convenzione di Oviedo, 1997) afferma all’articolo 1 – chi sostiene la linea interpretativa innanzi indicata ritiene che tali condizioni siano soddisfatte sin dalla "penetrazione" dell’ovocita da parte dello spermatozoo.

La conseguenza pratica che ne deriva sta nel fatto che ogni "manipolazione" condotta anche durante il breve processo diacronico denominato della fecondazione, la quale non sia diretta al "bene" dell’essere umano su cui venga compiuta, espone quest’ultimo a rischi ingiustificati, a seconda delle finalità perseguite e delle regole che eventuali leggi, regolamenti o norme deontologiche avessero ritenuto opportuno applicare al riguardo. Chi sostiene questa linea interpretativa, ritiene che tale giudizio e un atteggiamento precauzionale – e nel caso "tuzioristico" – debba applicarsi, di regola, anche alla crioconservazione, i cui effetti sull’embrione, perlomeno al momento attuale delle tecniche ed allo stadio di 4-8 blastomeri, non sono privi di rischi e talvolta di documentate lesioni. [...]

In conclusione, è da ritenere che la soluzione di questi dilemmi vada affrontata con un’intensa e appropriata ricerca sulla crioconservazione dell’ovocita "non penetrato" (sia esso ovulato, o contenuto in sezioni e frammenti sottili di ovaio), alla crioconservazione del quale non si nega – in casi peraltro ben definiti – ragioni plausibili di carattere medico. Sembra opportuno ricordare che, allorché si diffuse la notizia di un "programma di ricerca" sostenuto da fondi governativi per attivare un gruppo di lavoro nazionale al riguardo, sebbene l’argomento non fosse stato formalmente discusso in Comitato nazionale di bioetica, i pareri raccolti fra i membri furono tutti positivi al riguardo, tali da definirsi plebiscitari purché si trattasse di ovociti "non penetrati", o di sezioni di ovaio. Non si può, ancora oggi, non auspicare la ricerca di questa soluzione, nei limiti sopra indicati.