Ecco il «Manifesto per una bioetica critica» presentato ieri dalla Fondazione Liberal.
1. Le nuove sfide della bioetica rappresentano e rappresenteranno sempre di più una sorta di banco di prova per le diverse concezioni del mondo e dell’uomo, nelle loro ineludibili incarnazioni storiche, politiche e sociali. Ciò che è in gioco è l’idea che abbiamo della tecnica e della scienza, della vita e della morte, della salute e della malattia, del dolore e della solidarietà, della dignità della vita umana e non umana, della nostra convivenza civile. Proprio perché la posta in gioco è alta, sul piano della bioetica (talmente alta che coinvolge la nostra stessa identità individuale, sociale e culturale), non ha senso barricarsi aprioristicamente dietro qualsivoglia etichetta ideologica. Siamo chiamati a farci guidare dalla ragione e dalla "cosa stessa": altrimenti rischiamo di snaturare o addirittura distruggere ciò che abbiamo faticosamente conquistato sia in termini di dignità e libertà individuale, sia in termini di salute e benessere socio-economico, sia in termini di liberalità e democraticità delle nostre istituzioni.
2. In una società plurale, quale è quella in cui viviamo, caratterizzata dalla complessità e dalla compresenza di una molteplicità di prospettive e valori, nessuno – senza ricorrere alla violenza – può ottenere che l’altro metta da parte (se non a seguito di lunghi processi di assimilazione, dall’esito peraltro sempre incerto) le proprie convinzioni di fondo e neppure che le proprie convinzioni diventino in quanto tali (solo per il fatto che vengano esplicitate) norma per tutti. La pluralità delle prospettive bioetiche va riconosciuta: sarebbe illusoria, e destinata inesorabilmente a essere considerata dogmatica la prospettiva di chi intendesse negarla nella pretesa di poter elaborare omogenee, compatte e omologanti visioni, sostanzialmente condivise da tutti. Ma il riconoscimento della pluralità in bioetica non può indurci ad accontentarci di una mera descrizione dell’esistente, che avrebbe il suo esito in una chiusura autoreferenziale nella propria visione del mondo, magari supportata da una benevola e indulgente, ma anche indifferente, sopportazione tollerante delle diversità. È nostra convinzione che la società umana possa progredire e soprattutto garantire la propria sussistenza solo se si fonda sul riconoscimento di un "bene umano obiettivo", uguale per tutti gli uomini in quanto soggetti socialmente coesistenti. Tale bene, conoscibile e tematizzabile dalla ragione umana, può essere descritto non solo come il valore presente in ogni essere umano per il solo fatto di essere umano, ma più propriamente come la condizione di ogni valore, la stessa condizione di pensabilità dell’uomo stesso: se non riconoscessimo l’uomo come un valore, non potremmo riconoscere (come non ci è possibile non fare) nell’altro uomo colui che è come me. In questo senso il "bene umano obiettivo" può costituire un elemento minimo comune, dinamicamente condivisibile da parte di ogni uomo, attraverso un sempre aperto, seppur difficile, dialogo. Su questa linea intendiamo contribuire all’elaborazione di una bioetica critica, nella convinzione che i problemi della vita stiano al centro delle urgenze storiche del nostro tempo.
3. Chiamiamo critica la bioetica che intendiamo costruire perché vogliamo evitare da una parte l’imposizione dogmatica di verità già codificate (dalle quali alcuni pensano di poter dedurre norme immutabili e assolute) e dall’altra parte la rinuncia relativistica alla ricerca della verità (che lasciando la coscienza soggettiva libera di qualsiasi pronunciamento, anche assolutamente arbitrario, si illude così di renderle omaggio). Lo spirito critico è quello che si pone alla ricerca di una verità comune, nella convinzione che tutti gli uomini abbiano la possibilità di avvicinarsi progressivamente a essa, cogliendo dialogicamente significati e valori condivisi e condivisibili. La bioetica critica che proponiamo è lontana da ogni pregiudiziale "conservatorismo", così come da ogni pregiudiziale "aperturismo"; deve imparare a essere "spregiudicata" (cioè, letteralmente senza alcun pregiudizio), così come non può non esserlo la ragione, quando è ben utilizzata.
4. Sappiamo bene che il modello di riflessione che proponiamo richiede ed esige tempo per essere condiviso, ma esso è indispensabile per impostare, sul piano metodologico, una nuova e corretta strada da intraprendere, tra le molte che vengono indicate. Una strada che non può che essere radicata nella ricerca di una comune razionalità umana (ad altri l’onere della prova – che noi riteniamo impossibile – che non esista una comune razionalità umana). Una strada che, razionalmente, abbia l’obiettivo di fondare l’orizzonte concettuale di riferimento da noi indicato: il "bene umano obiettivo". Il nostro intento è quello di offrire la base minima ed essenziale per un costruttivo confronto interdisciplinare e pluralistico per il biodiritto e la biopolitica. Il diritto in bioetica ha la funzione di garantire la giustizia (con la «la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno il suo diritto»), traducendo il "bene umano obiettivo" in bene giuridico. Questo è il bene che la politica ha il dovere di tutelare: è dunque grave che la nostra cultura liberaldemocratica, allorché discute di questioni bioetiche fondamentali, ne dimentichi il radicamento nell’orizzonte dei diritti umani fondamentali. Perciò, lungi dal favorire preventive divisioni ideologiche tra destra e sinistra, tra laici e cattolici, si dovrebbe intensificare un impegno affinché il paradigma della democrazia, pensare tutti e pensare assieme, non sia disgiunto dal paradigma della giustizia, pensare a tutti.
5. Ci rendiamo conto che le convergenze etiche, culturali e in definitiva politiche che cerchiamo non sono facili. Riteniamo però sin d’ora possibile e doveroso evitare le rigide contrapposizioni, ormai cristallizzate e sclerotizzate, del dibattito attuale. Bisognerebbe piuttosto ricercare percorsi anche innovativi e propositivi, nella convinzione che la chiarezza dei princìpi debba essere sempre accompagnata da una conoscenza scientifica adeguata della realtà. Questo è l’approccio della bioetica critica che intendiamo proporre: nella consapevolezza che, a volte, per intraprendere un cammino comune, non si possa né si debba ricercare la fondazione del bene massimo, ma si possa e si debba limitarsi alla individuazione di percorsi minimi (non minimalisti!) che consentano di raggiungere un "equilibrio dei diritti" tra le istanze dell’individuo, quelle della comunità e l’impianto dei valori complessivi della nostra civiltà. Non vediamo quale altro possa essere l’obiettivo della società liberale democratica se non quello di tendere sempre e comunque alla pacifica coesistenza sociale attraverso la mediazione pubblica dei conflitti. Il primato dei diritti, caro a ogni società liberale, implica il riconoscimento del valore altrettanto fondamentale dei doveri sociali. Essi, nella storia della nostra cultura, hanno rappresentato un momento essenziale per la promozione della dignità umana, e costituiranno, anche per il futuro, il più profondo strumento di difesa delle sfere di libertà e autonomia. La bioetica critica, che è chiamata a difendere il "bene umano obiettivo", sa che questo bene può anche avere un alto prezzo, perché se la libertà soggettiva è un valore, non lo è in senso assoluto; così come l’utile individuale, sempre ragionevolmente perseguibile, non può però costituire l’unico riferimento valoriale. La convenienza è secondaria, rispetto al dovere civile di difesa dell’uomo in quanto uomo.
6. In ogni caso quel bene che è la vita umana non può essere lasciato solamente nelle mani degli scienziati o in balìa degli interessi economici, spesso sottesi a molte delle cosiddette questioni di bioetica. Considerato che le divisioni visibili nella società multiculturale potrebbero essere persino poca cosa se paragonate alle divisioni che proprio sulle questioni bioetiche si sono verificate all’interno della cultura occidentale, si potrebbe proprio partire da questo dato per dire qualcosa, in positivo, sulla speranza che, sotto la pressione di queste gravi spaccature, l’Occidente ritrovi la strada del suo "particolare universalismo", che è sempre un "universalismo interattivo", un universalismo "sensibile alle differenze", qualcosa insomma che ha a che fare con l’universalità di ciò che è umano e non con le retoriche, che esaltano i desideri e le convenienze individuali, o addirittura del mercato, innalzato spesso a unico criterio di razionalità. Non si tratta né di frenare né di esaltare la scienza e la tecnologia, bensì di giustificare l’esigenza che ogni uomo sia rispettato in quanto uomo, avendo il diritto a essere trattato come uomo, in ogni fase della sua vita. Ogni essere umano (ricco o povero, giovane o anziano, sano o malato) ha diritto a essere trattato con pari dignità e a non essere strumentalizzato: questo il nucleo di fondo della bioetica critica che intendiamo proporre, fondare e discutere.
7. All’interno di questo orizzonte di pensiero riteniamo dunque che la bioetica critica debba impegnarsi a promuovere le seguenti linee:
1.la scienza è un bene per l’uomo perché ci insegna a rispettare la realtà e a stare ai "dati di fatto": ma essa deve riconoscersi come conoscenza circoscritta e non come forma assoluta del sapere;
2. è indispensabile elaborare un nuovo sapere critico rivolto alla tutela del "bene umano obiettivo", funzione storicamente assolta nel pensiero occidentale dalla dottrina del diritto naturale, in tutte le sue diverse espressioni;
3. il "bene umano obiettivo" va difeso e promosso in modo critico sulla base del riconoscimento razionale che la vita umana non è né un valore accanto ad altri valori (come vuole la posizione relativistica), né un valore assoluto da imporre dogmaticamente (come asserisce il fondamentalismo), ma è il presupposto di ogni affermazione di valore;
4. il "bene umano obiettivo" si esprime, giuridicamente, nell’individuazione di diritti umani fondamentali non negoziabili;
5. il "bene umano obiettivo" si traduce, politicamente, nei valori civili che hanno fondato le democrazie liberali e che spesso purtroppo sono stati da esse disattesi, e nella permanente ricerca di armonia tra diritti individuali e diritti sociali.