Intervista a Mario Guidotti (25 luglio 2008)
Il medico non è freddo esecutore di una sentenza

di Paolo Lambruschi

Altre 150 persone nel comasco vivono nelle stesse condizioni di Eluana Englaro. E la sentenza della Corte d’Appello che autorizza il padre a staccarle il sondino per l’alimentazione, ha allarmato i medici dell’ospedale Valduce di Como che li hanno in cura nel centro di riabilitazione di Costamasnaga, alle porte di Lecco. Sono preoccupati per la loro sorte se la sentenza di Eluana dovesse essere eseguita. Nei giorni scorsi i sanitari hanno scritto una lettera alla Procura firmata dalla quasi totalità dei medici della struttura ospedaliera, compreso il primario di Neurologia, Mario Guidotti, 52 anni, vicepresidente dell’ordine comasco dei medici.

«Non è accettabile che il medico venga ritenuto esecutore di una sentenza decisa in un tribunale. Andava anzitutto fatta chiarezza scientifica – spiega Guidotti, in servizio al Valduce dal 1984 – perché si sono lette e ascoltate cose fuori posto riguardo la condizione non solo della ragazza, ma in generale di chi si trova in stato vegetativo persistente».

Cosa non vi trova d’accordo?
Il giudice fa passare una persona per un vegetale. Non lo è, né antropologicamente e neppure scientificamente. Lo stato vegetativo non è morte cerebrale, ma in modo perfetto o imperfetto il cervello di questa donna non ha mai smesso di funzionare. Vogliamo affermare che è vivo anche un cervello che ad esempio produce ormoni, digerisce, fa pulsare il cuore.

Su che basi scientifiche fate queste affermazioni?
Le ultime scoperte dimostrano che non è la perdita della corteccia cerebrale, come abbiamo sempre pensato, a stabilire se uno è vivo o no. Probabilmente parte della consapevolezza sta in strutture sottocorticali del cervello. Altro punto: alcune recenti evidenze di neurofisiologia clinica testimoniano una residua possibilità, anche se elementare, per questi soggetti in stato vegetativo di percepire impulsi dall’ambiente.

Ha mai visitato Eluana?
No, settimanalmente visitiamo decine di persone sul territorio in condizioni sovrapponibili a quelle descritte per Eluana Englaro. Abbiamo un centro di riabilitazione a Costamasnaga per giovani che hanno subito incidenti stradali o problemi vascolari, traumatici e post operatori.

Cosa vi preoccupa?
La sorte dei nostri pazienti in stato vegetativo nel comasco. Poi vi sono quelli affetti da malattie neurodegenerative che da un certo stadio possono essere alimentati solo artificialmente e non sono più in condizione di esprimere la propria volontà. Penso ai malati di Alzheimer o a chi ha avuto più ictus. Cosa succederà se passa questo principio di eutanasia sospendendo l’alimentazione? Noi settimanalmente applichiamo sondini ai pazienti. Ma non è nostro compito aggettivare la qualità della vita, definirla bella o brutta o valutarla degna di essere vissuta. Noi medici dobbiamo batterci per la vita e basta. Ed Eluana in questo momento è viva, come i nostri pazienti.

Lei è vicepresidente dell’Ordine di Como. Cosa rischia il medico che stacca il sondino a Eluana?
Sentenza o no, l’articolo 17 del nostro codice deontologico recita testualmente: "Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti finalizzati a provocarne la morte". Quanto meno verrà aperto un procedimento a suo carico nell’ordine competente.

La comunità scientifica è divisa sulla vita negli stati neurovegetativi, perché secondo lei la Corte ha adottato le tesi di una sola parte?
Probabilmente c’è alle spalle una visione ideologica. Non so quali competenze peritali avesse la Corte per affidarsi alle conclusioni di una parte. Anche perché in questo modo minimizza il nostro ruolo e la nostra professione. La sentenza riduce il nostro rapporto con il paziente a un mero contratto di prestatore d’opera, dove la nostra coscienza di medico non c’entra più.

Cosa risponde ai suoi colleghi della società di neurologia che contestano le vostre posizioni?
Ho appreso dai giornali le posizioni del collega Defanti, che ha voluto offrirsi per staccare il sondino a Eluana. Singolare che si offra un neurologo, quando non è necessario. Sempre sui giornali, ho letto altre dichiarazioni strane. I medici sulle posizioni di Defanti dicono che verranno intensificate le cure per Eluana, perché le daranno analgesici e antiepilettici affinché non soffra per la disidratazione. Mi pare un atteggiamento ipocrita dichiarare che si intensificano le cure per portare alla morte una persona.