Intervista ad Antonio Baldassarre (29 luglio 2008)
«Dalla Cassazione sentenza incomprensibile»

di Danilo Paolini

Basterebbe aprire un qualunque manuale di diritto costituzionale per capire che la dolorosa vicenda di Eluana Englaro investe «un diritto indisponibile e inviolabile, il diritto alla vita». E che sui diritti di tale natura non si può «legiferare» per sentenza, come invece, a suo avviso, ha fatto la Corte di Cassazione nello scorso ottobre. È quasi stupito di tante dispute Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte costituzionale, firmatario con altri illustri colleghi (tra i quali due suoi successori al vertice della Consulta, Cesare Mirabelli e Riccardo Chieppa) del documento che "smonta" in termini giuridici il verdetto della Corte d’appello di Milano, che il 9 luglio ha autorizzato la sospensione dell’idratazione e del nutrimento a Eluana.

Presidente, oggi l’assemblea del Senato deciderà se sollevare il conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Cassazione. La considera un’iniziativa giusta?
È evidente che, se il Senato agirà, è perché si sente leso nelle sue prerogative costituzionali. Del resto, se nel caso specifico la Corte di Cassazione non avesse applicato il diritto ma, con la sentenza, avesse creato essa stessa una norma, si sarebbe verificata un’usurpazione di potere legislativo che una o entrambe le Camere possono contestare.

Sta dicendo che la Cassazione ha travalicato le sue competenze?
Personalmente posso dire che non capisco quale diritto abbiano applicato i giudici di piazza Cavour. È una sentenza che sinceramente non riesco ad afferrare: da sempre i diritti fondamentali, e tra questi il diritto alla vita così come definito dalla Corte costituzionale, sono diritti indisponibili. Ora improvvisamente la Cassazione ha "trasformato" il diritto alla vita in un diritto disponibile. Ma va contro tutto ciò che è stato sempre insegnato nelle università e affermato dalla giurisprudenza, non solo italiana, in materia di diritti inviolabili della persona umana.

Tuttavia coloro che sostengono tesi contrarie si appellano proprio alla Convenzione di Oviedo del 1997 «per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’essere umano riguardo alle applicazione della biologia e della medicina».
Per quanto la Convenzione possa essere interpretata in quella direzione, non può comunque essere utilizzata in contrasto con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale. La Consulta lo ha sottolineato più volte. Per altro, nel caso di Eluana non è in atto una terapia che va contro le sue energie vitali. C’è semplicemente un’attività di idratazione e di alimentazione assistita. È una situazione molto diversa dall’accanimento terapeutico.

Da giurista, che definizione darebbe dell’eventuale esecuzione della sentenza della Corte d’appello su Eluana?
Sarebbe un atto contrario ai principi supremi della nostra Costituzione, quindi gli autori si assumerebbero una gravissima responsabilità. Si parla molto di Stato di diritto e di legalità, ma la prima legalità è quella costituzionale. E trovo veramente strabiliante che il primo presidente della Cassazione, chiamato a giustificare la sentenza di ottobre, abbia parlato di «interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente». Ma qui si tratta di un’interpretazione contra Constitutionem, contro i principi fondamentali! Ci sarebbe molto da dire sullo scadimento della conoscenza giuridica nel nostro Paese, ormai piuttosto grave...

Oltre a una vita umana, che altro è in ballo in questa vicenda?Guardi, io comprendo il dolore e il disagio di un genitore costretto a vedere la figlia, una volta in piena salute, nelle condizioni in cui si trova. Ma proprio perché ci sono sentimenti umani di questo genere gli ordinamenti civili hanno stabilito che diritti fondamentali come il diritto alla vita siano indisponibili. Se ne fosse ammessa la disponibilità, infatti, allora perché negare la legittimità del suicidio? Sono incongruenze, queste, che i giudici, prima di decidere come hanno deciso, avrebbero fatto meglio a considerare con maggiore serietà.

Come evitare simili situazioni per il futuro?
In via astratta, un intervento del legislatore per chiarire la portata dei principi costituzionali sarebbe auspicabile. Mi domando, però, quale testo di legge sarebbe prodotto dal Parlamento in un contesto di opinione pubblica dove la polemica e la chiacchiera trionfano sulla riflessione razionale e attenta ai valori. Si rischia di finire come in altri Paesi, dove su materie così delicate il legislatore è andato dietro all’ondata emotiva del momento per poi, qualche anno dopo, tornare sui suoi passi.