Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale sulla legge morale naturale (12 febbraio 2006)
«La famiglia non dipende dall'arbitrio dell'uomo»

Carissimi,

È con particolare piacere che vi accolgo all’inizio dei lavori congressuali che vi vedranno impegnati su un tema di rilevante importanza nell’attuale momento storico come quello della legge morale naturale.

È fuori dubbio che viviamo un momento di straordinario sviluppo nella capacità umana di decifrare le regole e le strutture della materia e nel conseguente dominio dell’uomo sulla natura. Vediamo tutti i grandi vantaggi di questo progresso ma vediamo sempre più anche le minacce di una distruzione del dono della natura per la forza del nostro fare. E c’è un altro pericolo, meno visibile ma non meno inquietante: il metodo che ci permette di conoscere sempre più le strutture razionali della materia, ci rende sempre più incapaci di vedere la fonte di questa razionalità, la ragione creatrice. La capacità di vedere le leggi dell’essere materiale, ci rende incapaci di vedere il messaggio etico, contenuto nell’essere, chiamato dalla tradizione lex naturalis, legge morale naturale, con una parola oggi per molti quasi incomprensibile a causa di un concetto di natura non più metafisico ma solamente empirico.

Il fatto che la natura, l’essere stesso, non è più trasparente per un messaggio morale, crea un senso di disorientamento che rende precarie e incerte le scelte della vita di ogni giorno. Lo smarrimento naturalmente aggredisce in modo particolare le generazioni più giovani che devono in questo contesto trovare le scelte fondamentali della loro vita.

È proprio alla luce di queste considerazioni che appare in tutta la sua urgenza la necessità di riflettere sul tema della legge naturale e di ritrovare la sua verità comune per tutti gli uomini. Tale legge, a cui accenna anche l’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani, è scritta nel cuore dell’uomo ed è di conseguenza anche oggi non semplicemente inaccessibile. Questa legge ha come suo primo e generalissimo principio quello di fare il bene e di evitare il male. È questa una verità la cui evidenza si impone immediatamente a ciascuno. Da essa scaturiscono gli altri principi più particolari che regolano il giudizio etico sui diritti e sui doveri di ciascuno. Tale è il principio del rispetto per la vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale, non essendo questo bene della vita proprietà dell’uomo ma dono gratuito di Dio. Tale è pure il dovere di cercare la verità, presupposto necessario di ogni autentica maturazione della persona. Altra fondamentale istanza del soggetto è la libertà, tenendo conto del fatto che la libertà umana è sempre una libertà condivisa con gli altri e l’armonia delle libertà può essere trovata solo in ciò che è comune a tutti: la verità dell’essere umano, il messaggio fondamentale dell’essere stesso, la lex naturalis. E come non menzionare l’esigenza di giustizia, che si manifesta nel dare suum uniquiquem? Doveroso infine almeno un accenno all’attesa di solidarietà che alimenta in ciascuno, specialmente se disagiato, la speranza di un aiuto da parte di chi ha avuto una sorte migliore di lui.

Si esprimono in questi valori norme inderogabili e cogenti che non dipendono dalla volontà del legislatore e neppure dal consenso che gli Stati possono ad esse prestare: sono infatti norme che precedono qualsiasi legge umana e non ammettono interventi in deroga da parte di nessuno.

La legge naturale è la sorgente da cui scaturiscono, insieme ai diritti fondamentali, anche imperativi etici che è doveroso onorare. Nell’etica e nella filosofia del diritto attuale sono oggi largamente diffusi i postulati del positivismo giuridico. La conseguenza è che la legislazione diventa sempre più solo un compromesso tra i diversi interessi. E che, inevitabilmente, si scontrano gli interessi diversi e si cerca di trasformare in diritti interessi privati o desideri che stridono con i doveri derivanti dalla responsabilità sociale. In questa situazione è opportuno ricordare che ogni ordinamento giuridico a livello sia interno che internazionale trae ultimamente la sua legittimità dal radicamento nella legge naturale, nel messaggio etico dell’essere stesso. La legge naturale è in definitiva il solo valido baluardo contro l’arbitrio del potere o gli inganni della manipolazione ideologica. La conoscenza della legge è scritta nell’essere stesso e così nel nostro cuore aumenta con il progredire della coscienza morale. La prima preoccupazione per tutti, e particolarmente per chi ha responsabilità pubblica, è quindi aiutare perché possa progredire la coscienza morale. Questo è il progresso fondamentale. E senza questo progresso tutti gli altri progressi non sono veri progressi. La legge inscritta nella nostra natura è la vera garanzia offerta ad ognuno per poter vivere libero e rispettato nella propria dignità.

Quanto fin qui detto ha applicazioni molto concrete se si fa riferimento alla famiglia, cioè, per parlare con il Concilio Vaticano II, a quell’intima comunità di vita e di amore coniugale fondata dal Creatore e strutturata con legge propria. Il Vaticano II ha al riguardo opportunamente ribadito che l’istituto del matrimonio ha stabilità per ordinamento divino, e per ciò questo vincolo sacro, in vista del bene sia dei coniugi che della prole, che della società, non dipende dall’arbitrio dell’uomo (Gaudium et Spes 48). Nessuna legge fatta dagli uomini può perciò sovvertire la norma scritta dal Creatore, senza che la società venga drammaticamente ferita in ciò che costituisce il suo stesso fondamento basilare. Dimenticarlo significherebbe indebolire la famiglia, penalizzare i figli, e rendere precario il futuro della società. In proposito sento il dovere di affermare ancora una volta che non tutto ciò che è scientificamente fattibile è anche eticamente legittimo. La tecnica, quando riduce l’essere umano a oggetto di sperimentazione finisce per abbandonare il soggetto debole all’arbitrio del più forte. Affidarsi ciecamente alla tecnica come unica garante di progresso senza offrire nello stesso tempo un codice etico che affondi le sue radici in quella stessa realtà che viene studiata e sviluppata, equivarrebbe a fare violenza alla natura umana con conseguenze devastanti per tutti.

L’apporto degli uomini di scienza è di importanza primaria: insieme col progredire delle nostre capacità di dominio sulla natura gli scienziati devono anche contribuire e aiutare a capire in profondità la nostra responsabilità per l’uomo e per la natura affidatagli. Su questa base è possibile e necessario sviluppare un fecondo dialogo tra credenti e non credenti, tra teologi, filosofi, giuristi e uomini di scienza, che possono offrire anche al legislatore un materiale prezioso per il vivere personale e sociale.

Auspico pertanto che queste giornate di studio possano portare non solo a una maggiore sensibilità degli studiosi nei confronti della legge morale naturale, ma spingano anche a creare le condizioni perché su questa tematica si arrivi a una sempre più piena consapevolezza del valore inalienabile che la lex naturalis possiede per un reale e coerente progresso della vita personale e dell’ordine sociale.